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Analisi della letteratura sulle strategie più diffuse per la prevenzione del suicidio.

 Le strategie di prevenzione del suicidio in età evolutiva sono sostanzialmente otto. Nei progetti di prevenzione sono molto spesso variamente associate, possiamo distinguere:

  1.  Interventi di formazione per il personale scolastico docente e non docente. Questi programmi si rivolgono al personale della scuola, comprendendo il personale docente e non docente sono mirati ad aiutare il personale scolastico a riconoscere gli adolescenti in difficoltà e a fornire loro un primo aiuto.
  2.  Interventi di formazione per figure sociali. Si rivolgono a persone che per la loro professione o attività vengono a contatto con adolescenti. Possono quindi riguardare chi svolge attività nei luoghi frequentati da adolescenti come le parrocchie (personale ecclesiastico) o centri sociali di altro genere, ma anche poliziotti, commercianti, operatori del tempo libero ecc. Anche in questo caso si aiuta ad identificare persone ad alto rischio ed a fornire un primo aiuto.
  3. Interventi di informazione di base sul suicidio dedicati agli studenti, svolti all'interno della scuola. Tradizionalmente agli studenti vengono fornite informazioni sul suicidio, su come riconoscere i segnali di allarme, su come cercare aiuto per sé o per coetanei in difficoltà. Spesso questi programmi comprendono interventi per favorire le relazioni sociali, migliorare l'autostima e contrastare gli stati depressivi. Più recentemente il focus dell'intervento si è spostato da "informazioni sul suicidio" all'analisi, con il gruppo classe, delle difficoltà emotive che precedono le manifestazioni autosoppressive e la possibilità di superarle sia attivando risorse personali che avvalendosi di aiuti esterni.
  4. Programmi di screening. Programmi che prevedono la somministrazione di strumenti di ricerca per identificare i giovani ad alto rischio e favorire un intervento mirato su una popolazione definita.
  5. Programmi per sviluppare "il sostegno" tra coetanei (Peer Support Programs). Sono programmi realizzati in ambito scolastico e non, finalizzati a promuovere e favorire relazioni tra coetanei, migliorare le competenze sociali, favorire il sostegno all'interno di un gruppo, incentivare l'impegno in campo sociale come strumenti per prevenire il suicidio di soggetti ad alto rischio
  6. Centri di Crisi e Hotlines. Questi programmi forniscono primariamente aiuto in situazioni di emergenza per persone suicidarie. Le Hotlines (telefono amico) vengono normalmente gestite da volontari adeguatamente preparati. Alcuni programmi offrono Centri di Accoglienza immediata ed inviano le persone ai Servizi di Salute Mentale tradizionali.
  7. Strategie per limitare l'accesso a strumenti usati a scopo suicidario. Questa strategia di prevenzione consiste in attività finalizzate a limitare l'accesso e la disponibilità ad armi da fuoco, droghe o altri strumenti comunemente utilizzati per commettere un suicidio.
  8. Intervento post-suicidio (post-evento). Strategie sviluppate per far fronte alla crisi causate da un suicidio giovanile all'interno di una comunità. Questo tipo di intervento si realizza anche quando si verifica un tentato suicidio che per le modalità o per le conseguenze del gesto è arrivato a conoscenza di altri adolescenti. Questi interventi vengono realizzati sia per aiutare a prevenire o a contenere i suicidi a grappolo (per imitazione o contagio) sia per aiutare efficacemente i giovani ad affrontare il senso di perdita dopo la morte improvvisa o il suicidio di un coetaneo. Prevenire ulteriori suicidi è uno dei massimi scopi degli sforzi del cosiddetto "post-intervento" effettuato sugli amici e parenti di una vittima suicida. Sono diretti verso tutti coloro che hanno conosciuto direttamente l'adolescente deceduto a maggior ragione se amici, fidanzato/a, amici extra scuola. Si rivolge anche verso coloro che stanno attraversando un periodo critico e che sono venuti a conoscenza dell'evento, come adolescenti, della stessa scuola o di altre, con difficoltà emotive. Frequentemente durante questi interventi vengono utilizzati test di screening che in queste situazioni risultano particolarmente utili.

 

Le varie strategie di prevenzione del suicidio giovanile presentano due obiettivi di base comuni che riportiamo:

(1) Strategie finalizzate a facilitare il riconoscimento del giovane a rischio suicidario ed il suo invio verso uno specialista della salute mentale, e

(2) strategie che operano per eliminare o contrastare i fattori di rischio per il suicidio giovanile.

* Programmi per individuare i soggetti a rischio e facilitare il loro invio verso lo specialista. Questa area include: strategie attive per facilitare l'identificazione e l'invio in consulenza di giovani a rischio suicidario (programmi di screening generale, target screening per gruppi a chiaro rischio suicidario) e strategie passive per aumentare l'accesso spontaneo a consulenze (formazione per il corpo docente e non docente, informazioni generali sul suicidio giovanile, attivazione di Centri di crisi e Hotlines). Alcune delle strategie passive sono tese ad abbassare le "resistenze" dei soggetti con ideazione suicidaria per fa sì che si rivolgono da soli a strutture di aiuto; altre cercano di sollecitare la sensibilità di persone che conoscono soggetti a rischio suicidario perché si attivino in modo da facilitare l'invio in consulenza della persona a rischio.

* Strategie dirette verso i fattori di rischio. Questa area include interventi finalizzati a migliorare l'autostima e le competenze per il superamento di conflitti emotivi (educazione di base sul suicidio, programmi per il sostegno tra coetanei). Mira inoltre a favorire lo sviluppo di reti di sostegno per giovani che hanno tentato il suicidio o che pensano in qualche modo di essere a rischio (programmi di sostegno tra coetanei) e a garantire sostegno diretto o ad indicare altre strutture in grado di fornire aiuto, in situazioni di emergenza. Come può verificarsi in presenza di eventi stressanti che potrebbero aumentare il rischio suicidario in giovani in crisi (centri di accoglienza, telefono amico, interventi per ridurre il rischio di contagio in un contesto di suicidi a grappolo). Infatti tra le condizioni di rischio accertate, come è noto, abbiamo la bassa autostima, gli stati depressivi, i precedenti tentati suicidi, le difficoltà di relazione con coetanei ecc. Anche le strategie per limitare l'accesso a strumenti utilizzati per il suicidio rientrano in questa categoria così come altre, non specificamente sviluppate per la prevenzione del suicidio, hanno importanti funzioni anche in quella direzione come la prevenzione svolta contro l'uso di sostanze stupefacenti e l'alcol.

Alcuni limiti dei progetti di prevenzione presi in esame.

Scarsi interventi sui giovani adulti

La maggior parte dei programmi focalizza la propria attenzione su adolescenti fino ai 18-20 anni, e trascura i giovani adulti. Con pochissime ed importanti eccezioni questi programmi sono stati ideati per giovani a rischio delle scuole medie superiori. Ciò potrebbe essere legato al fatto che i giovani delle scuole medie superiori sono più facilmente raggiungibili rispetto a giovani adulti di 20 - 24 anni. Ma forse anche alla mancata valutazione che il tasso di suicidio tra giovani adulti, cioè un gruppo compreso tra i 20 - 24 anni, è doppio rispetto agli adolescenti dai 15 ai 19 anni. E' necessario, all'interno dei progetti per la prevenzione del suicidio giovanile, incentivare gli sforzi ed attivare progetti di prevenzione mirati alla fascia di età 20-25 anni.

Mancato collegamento con i servizi sanitari territoriali.

Qualche volte gli attuali programmi non sono collegati adeguatamente ai servizi offerti delle strutture sanitarie della comunità. In un considerevole numero di programmi i rapporti con le strutture sanitarie territoriali sono tenui. Rinforzare la collaborazione potrebbe aumentare l'efficacia della prevenzione del suicidio. Questo rischio riguarda, evidentemente, i progetti attivati in modo autonomo, con proprie risorse, dalle scuole o da altre istituzioni non sanitarie.

Insufficiente uso di alcune strategie promettenti.

Alcune strategie vengono applicate soltanto sporadicamente - nonostante l'evidente possibilità di successo - specialmente considerando che altre sono abitualmente attivate. In particolare, al dispetto della prova evidente che attivarsi per la limitazione della disponibilità di strumenti letali per il suicidio (per esempio: armi di fuoco, dosaggi letali di droghe/farmaci) potrebbe prevenire l'esito fatale di molti suicidi giovanili, nessuno dei progetti presi in esame ha dato a questa strategia preventiva l'importanza dovuta. I genitori dovrebbero essere educati a saper cogliere i segni d'allarme ed incoraggiati a limitare ai propri figli l'accesso a strumenti suicidari letali. Questa osservazione vale specialmente per gli USA dove il suicidio adolescenziale si verifica molto spesso con armi da fuoco. Questa è anche, probabilmente, la ragione per la quale l'incidenza del suicidio giovanile negli USA è particolarmente alta a fronte di una frequenza del tentato suicidio non dissimile da quella osservata in altri paesi occidentali.

Strategie promettenti come i programmi di sostegno tra coetanei per giovani con esperienze suicidarie o giovani ad alto rischio dovrebbero essere più utilizzate negli attuali programmi di prevenzione del suicidio, anche se una maggior attenzione dovrebbe essere rivolta alla sicurezza degli amici/coetanei coinvolti in questo tipo di attività (rischio imitazione).

Mancato collegamento con altri progetti di prevenzione.

Alcuni programmi, che si sono rilevati potenzialmente efficaci e che si occupano di giovani ad alto rischio, non sono stati progettati come "programmi di prevenzione per il suicidio giovanile", ma piuttosto contro l'abuso di droghe ed alcool, oppure per offrire aiuto e servizi a giovani scappati di casa o sono rivolti alle ragazze madri o a coloro che hanno interrotto gli studi. Sono tutti da considerare programmi che fronteggiano fattori di rischio per il suicidio ma raramente vengono considerati programmi per la prevenzione del suicidio. Pochissimi dei programmi realizzati espressamente per la prevenzione del suicidio giovanile ha stabilito connessioni con questi altri tipi di programma.

Mancata valutazione dell'efficacia dei programmi di prevenzione del suicidio giovanile.

Mancano le prove scientifiche che i progetti di prevenzione fino ad oggi realizzati siano effettivamente efficaci. Non sono stati raccolti dati a sufficienza che potrebbero facilitare una ricerca di questo tipo. La mancanza di una ricerca sulla valutazione dell'efficacia è il più grande ostacolo per il miglioramento e lo sviluppo degli sforzi correnti nella prevenzione del suicidio. In definitiva tutto ciò che può essere detto al momento attuale - scientificamente provare - è che ognuna delle otto strategie descritte potrebbe o meno prevenire il suicidio giovanile. C'è l'urgente necessità di verificare i programmi per la prevenzione del suicidio giovanile esistenti, capirne l'efficacia ed integrarli in nuovi programmi di prevenzione. Ed ancora di più, dove è possibile, raccogliere dati a distanza per verificare se ci sono stati cambiamenti nel comportamento suicidario. Dopo tutto l'obiettivo è la riduzione del numero complessivo dei suicidi giovanili - e non il cambiamento dell'atteggiamento verso il suicidio o la conoscenza dei segnali di allarme.

Raccomandazione

Se non è possibile verificare l'efficacia di un programma ed i suoi effetti sul comportamento suicidale, non si dovrebbero in ogni caso registrare peggioramenti dell'incidenza del suicidio. Niente è più grave di un qualsiasi intervento sulla salute che ottenga risultati negativi imprevisti; gli sforzi per la prevenzione del suicidio non sono una eccezione. Questo è un altro importantissimo motivo per cui la valutazione deve diventare parte integrante di qualsiasi programma di prevenzione del suicidio giovanile. Al di là della strategia preventiva scelta si deve operare con il massimo impegno perché gli sforzi preventivi non portino a conseguenze indesiderate. In questo senso sono da considerare con attenzione alcuni dati che riguardano gli interventi di prevenzione attraverso progetti di "informazione di base", svolti nelle classi, dove viene segnalato un peggioramento per i giovani maschi (a differenza delle coetanee femmine) nella misurazione della "disperazione" e nella capacità di affrontare le situazioni stressanti. Negli stessi studi si esclude, comunque, che questo abbia comportato variazioni rispetto all'incidenza del suicidio o del tentato suicidio.

 

Approfondimento dei singoli 8 tipi di intervento con esempi di progetti realizzati.

(Normalmente ogni progetto descritto per un particolare tipo di intervento ne svolge anche altri. Per es. il progetto STAR prevede interventi con il corpo docente/non docente, studenti, interventi di screening, interventi post-evento ecc. ma sarà presentato solo per uno degli interventi.)

 

1. Interventi di formazione per il personale scolastico docente e non docente

I programmi per la formazione di operatori scolastici sono relativamente comuni variano per la durata o per l'intensità dei rapporti con le strutture pubbliche di Salute Mentale. Si deve considerato fondamentale questo tipo di collaborazione per il successo di questi programmi. Ricerche di valutazione indicano che i programmi per la formazione degli operatori scolastici risultano efficaci in quanto aumentano la disponibilità degli operatori ad inviare gli studenti ad alto rischio verso strutture d'aiuto adeguate.

Sono invece sconosciuti gli effetti sul comportamento degli operatori scolastici in seguito ad un programma di formazione.

Nella programmazione dei corsi di formazione per operatori scolastici si devono considerare due aspetti critici: 1) il personale scolastico dovrebbe sviluppare una sensibilità tale da non mettere a disagio gli adolescenti in crisi offrendo aiuto e suggerimenti indesiderati. Potrebbe essere una ulteriore causa di disagio essere riconosciuti in crisi da un docente. 2) I responsabili del programma devono cercare di limitare le consulenze non appropriate per non ostacolare il lavoro delle strutture pubbliche con eccessivi ed inutili invii.

 

Formazione per il personale scolastico docente e non docente.

Svolgimento dei programmi

Sono programmi per l'ambito scolastico. Aiutano il personale scolastico a identificare studenti a rischio ed a sostenerli. Il personale scolastico può includere qualsiasi adulto all'interno della scuola (tutor, insegnanti, amministratori o addetti alla mensa scolastica ecc.) chiunque si trovi nella situazione di osservare ed interagire con i giovani.

Durante queste esercitazioni, normalmente, vengono presentati i segnali di allarme suicidario ed il modo di interagire con studenti a rischio. Vengono fornite informazioni sui servizi di salute mentale del territorio, su come contattarli e come suggerire ad uno studente in crisi a far ricorso ad aiuti professionali. Il personale viene anche preparato ad affrontare situazioni di crisi all'interno della scuola e vengono presentate le questioni giuridiche collegate ad un caso di suicidio. Queste informazioni migliorano le capacità relazionali del personale scolastico nel rapporto con studenti in crisi.

Non si pretende che il personale scolastico si sostituisca a figure professionali per la Salute Mentale o che si senta investito dal ruolo di tutor per ogni ragazzo della scuola, queste esercitazioni vanno intese come in grado di "suonare l'allarme".

In genere, in ogni scuola si stabiliscono operatori di riferimento che hanno ricevuto una formazione particolarmente approfondita sull'argomento e che successivamente collaborano dall'interno della scuola per la realizzazione di progetti di informazione che coinvolgono tutto il personale scolastico. Queste stesse figure più facilmente mantengono i rapporti con il sistema sanitario pubblico e facilitano gli invii degli adolescenti in crisi.

(Simile a quanto si verifica con gli sportelli CIC ed il loro rapporto con le strutture pubbliche).

Questi programmi dovrebbero aiutare il personale scolastico anche a riconoscere e ad attivarsi per limitare e contrastare le situazioni di stress nell'ambito della loro scuola. Come per esempio favorire la relazione tra gli studenti in momenti critici come quando si verifica il passaggio da una scuola ad un'altra o quando si formano nuove classi.

Osservazioni conclusive

Da parte del corpo insegnante e personale scolastico questi programmi vengono accolti normalmente molto bene e ritenuti utili. Si è verificato, in diversi progetti, che il personale scolastico che aveva partecipato anche a programmi di relativa breve durata (2 ore) era molto più consapevole dei segnali di allarme per il suicidio, era informato sui servizi per il trattamento e più propenso a inviare studenti a rischio in consulenza specialistica rispetto ad un gruppo di controllo che non aveva usufruito dello stesso corso. E' stato anche evidenziato come questi corsi determinino un aumento della richiesta di consulenza da parte delle scuole interessate. Una commissione di esperti stima che i programmi per il personale scolastico potrebbero ridurre del 12 percento i suicidi giovanili. Quest'ultima osservazione non è ritenuta da tutti attendibile considerando le difficoltà già segnalate per valutare la reale riduzione di suicidi giovanili ed il tempo necessario per le valutazioni a distanza le uniche che possono fornire dati realmente significativi.

Parametri di Valutazione

I programmi di formazione per operatori scolastici andrebbero sottoposti ai seguenti criteri di valutazione:

  • Quanti studenti sono stati identificati come a rischio?
  • L'identificazione è avvenuta in maniera adeguata?
  • Quanti studenti sono stati inviati per valutazione specialistica?
  • Quanti studenti hanno seguito le indicazioni dello specialista?
  • I comportamenti suicidari sono diminuiti in seguito alla realizzazione del progetto di prevenzione?
  • Gli operatori hanno identificato altri fattori di stress nella vita dei loro studenti, o fattori che potrebbero spingere un giovane a prendere in considerazione il suicidio?

Le informazioni necessarie per rispondere a queste domande (numero di invii o dati di follow-up) dovrebbero essere facilmente ottenibili e molti dei programmi hanno raccolto queste informazioni per auto valutazione. Le domande sulla adeguatezza degli invii e sull'efficacia di questi progetti nel determinare una significativa riduzione del suicidio giovanile richiede invece tempo ed il mantenimento degli interventi per anni.

Progetti

Services for Teen At Risk = STAR)

Località: Pittsburgh, Pennsylvania

Contatti: Dr. David Brent, (412) 624-5211

Programma indirizzato a personale scolastico, e giovani a rischio

Operativo da 14 anni

Descrizione del programma

Il Centro STAR offre al personale scolastico tre programmi specifici finalizzati alla identificazione di giovani a rischio ed il loro successivo invio verso strutture adeguate.

  1.  livello: Indirizzato a amministratori, insegnanti, tutor e chiunque altro abbia un rapporto quotidiano con studenti. Viene insegnato ad identificare potenziali fattori di rischio, a riconoscere quali comportamenti adolescenziali potrebbero indicare intenzioni suicidarie e a come proporre una consulenza specialistica. (Sede STAR)
  2.  livello: Durante un seminario della durata di 2 giorni il personale scolastico apprende come valutare il livello di rischio per un giovane e come affrontare efficacemente i famigliari, studenti, e servizi per la salute mentale. (A questo seminario partecipa il personale scolastico più attivo, o esposto, nel sostegno ed ascolto degli studenti)
  3.  livello: Esercizi presso le scuole per continuare il corso di livello 1 all'interno delle proprie scuole.

Operatori del centro STAR aiutano a realizzare programmi di prevenzione del "rischio imitazione" dopo un suicidio sia all'interno della scuola che sul territorio. Attivano anche screening per individuare tra i sopravvissuti al suicidio di un coetaneo studenti a rischio ed offrono sostegno sia individuale che attraverso discussioni in piccoli gruppi. Il centro STAR offre, inoltre, un trattamento clinico diurno per studenti che lo richiedono.

Valutazione efficacia. Il programma ha identificato diversi adolescenti in grave rischio durante interventi post-suicidio.

 

Programma quadro: "Scuola e salute" proposto dall'Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP) e dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione. Progetto: "La prevenzione del suicidio in adolescenza".

Il progetto si rivolge in modo particolare agli insegnanti impegnati nei corsi di formazione per l'avviamento al lavoro. Da una ricerca svolta in svizzera risulta infatti che tra chi frequenta questi corsi la percentuale di tentativi di suicidi è molto alta in particolare 8% delle apprendiste e 7% degli apprendisti contro il 4% delle studentesse e il 1% degli studenti della stessa età.

E' stato prodotto un testo informativo intitolato "Adolescenti e suicidio" (1998) indirizzato ai docenti delle diverse scuole ed è stata avviata una campagna informativa sostenuta da televisione e radio per sensibilizzare al problema. Come conseguenza della campagna informativa al Centro sono pervenute numerose richieste da parte di scuole e di associazioni di genitori per approfondimenti e dibattiti. Il Centro è collegato al sistema sanitario pubblico e lì dirotta le richieste di intervento clinico. Inoltre nel testo informativo sono riportati gli indirizzi di specialisti di problematiche adolescenziali a conoscenza del progetto di prevenzione e disponibili, nell'ambito della loro attività nell'Organizzazione socio-psichiatrica Cantonale, di chi desidera un sostegno o un consiglio.

Il progetto, secondo i desideri degli autori, si sviluppa a spirale: in primo luogo si indirizza alla cerchio di persone che si occupano della formazione dell'adolescente, cioè:

  1. Maestri di tirocinio del Cantone Ticino: circa 5000 persone che si occupano della formazione di un apprendista nell'azienda. Come è già stato detto gli apprendisti sono i più esposti al rischio di passare all'atto.
  2. Insegnanti delle scuole professionali e degli altri ordini di scuola.
  3. Persone che si occupano di attività culturali, sportive o del tempo libero dei giovani ecc.
  4. Adolescenti.

Al momento attuale sono in fase di realizzazione i punti 1 e 2. Le risposte al progetto sono molto positive almeno come richiesta di approfondimenti e contatti telefonici, mentre, per la recente introduzione dell'iniziativa non sono possibili valutazioni sull'impatto che il progetto avrà sulla riduzione del suicidio adolescenziale.

Il progetto "La prevenzione del suicidio nell'adolescenza" è in corso di realizzazione dal 1 settembre 1997. E' uno dei 16 progetti svizzeri del programma quadro "Scuola e salute" promosso e finanziato dall'Ufficio federale della sanità pubblica.

 

2. Corso di Formazione per "Operatori Sociali" attivi sul Territorio

Introduzione

Scopo di questo tipo di programma è di fornire alle varie figure sociali che lavorano sul territorio informazioni atte a riconoscere giovani a rischio di suicidio e ad inviarli verso strutture di sostegno adeguate. Questa funzione di "sostegno ed aiuto" può essere esercitata da chiunque abbia contatto coi giovani per motivi professionali o di volontariato. Quindi allenatori sportivi, sacerdoti o altre figure di centri religiosi, poliziotti, operatori sanitari, parrucchieri e barbieri. (Sono esclusi gli operatori scolastici che normalmente frequentano corsi specificamente dedicati). I programmi includono due tipi di attività: campagne attraverso i media e corsi di formazione a vari livelli di approfondimento rivolti a figure sociali specifiche come poliziotti o religiosi.

Questi corsi partono dal presupposto che le persone a rischio suicidario sono spesso a contatto con poliziotti, religiosi, medici, amici o altri che non arrivano a comprendere il rischio e di conseguenza non si attivano per chiedere aiuto. Obiettivi principali di questo genere di programmi sono: migliorare le conoscenze dei segnali di allarme suicidario; informare sui servizi operanti nel territorio; aumentare la consapevolezza generale della necessità di aiuto specialistico per i giovani ad alto rischio. Alcuni dei programmi si occupano anche della possibilità di offrire un aiuto immediato e diretto ai giovani suicidari. Ci sono anche dei programmi che aiutano gli operatori a ridurre i fattori di stress per i giovani. Ne sono esempio gli sforzi per facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo lavorativo o rendere più accessibili i luoghi di ricreazione per adolescenti ad alto rischio. Per esempio, un programma di prevenzione nello Stato di New York offre un centro di accoglienza/di ascolto per giovani all'interno di un centro commerciale.

Una delle necessità che si è evidenziata nel corso del tempo secondo i sostenitori di questi programmi è la necessità di estenderli anche al personale sanitario ed agli psicologi. Molti studi hanno dimostrato che quasi il 50 % delle vittime di suicidio sono state visitate durante l'ultimo mese di vita. Ci sono alcuni dubbi sulla adeguata preparazione nella gestione di problematiche suicidarie da parte degli operatori sanitari. E' stato evidenziato come soltanto il 40 % dei programmi universitari di psicologia clinica mostravano sufficiente attenzione studio del suicidio. Anche gli studenti di medicina ricevono poche informazioni sui segnali di allarme suicidario e sono scarsamente consapevoli del ruolo che il medico svolge nella prevenzione del suicidio. In una recente ricerca canadese svolta tra i medici di base si è evidenziato come ogni anno ognuno di loro viene contattato con, in media, di 10-15 persone per le conseguenze di un tentativo di suicidio e che più di due terzi delle persone decedute per suicidio avevano incontrato il medico di base nel mese precedente il loro decesso.

Valutazione

Tre parametri per valutare questo tipo di intervento dopo la sua realizzazione: (1) verificare se c'è da parte "dell'operatore sociale" la comprensione dell'importanza del ruolo che può svolgere rispetto a giovani in crisi. (2) Verificare competenze raggiunte e (3) l'impatto, generale, nella riduzione del suicidio giovanile. Non sono ancora state svolte molte ricerche in questa direzione. Sono state svolte ricerche su come i frequentatori di un corso avrebbero risolto un caso simulato 6 mesi dopo aver frequentato un seminario della durata di 2 giorni dedicato alla prevenzione del suicidio giovanile. I risultati hanno dimostrato che la maggior parte dei partecipanti al seminario ha seguito le linee di condotta apprese 6 mesi prima. Altre ricerche hanno mostrato come i partecipanti ad un seminario della durata di 2 giorni dedicato alle strategie di intervento, dopo 6 mesi, si sentivano più sicuri e capaci di fornire aiuto a persone in grave crisi. I partecipanti hanno inoltre riferito di utilizzare maggiormente le risorse sanitarie presenti sul territorio per sostenere giovani in crisi.

Progetti

Don't say Goodbye"

Campagna multimediale

Lyndhurst, New Jersey

E' un esteso programma di attività formativa rivolto a diverse figure professionali, insegnanti, medici e personale del pronto soccorso, religiosi e forze dell'ordine. Di questo programma fa parte una campagna di educazione pubblica multimediale intitolata "Non dire Addio" che incoraggia giovani ed adulti a riconoscere persone ad alto rischio e a telefonare ad un numero di emergenza messo a disposizione della psichiatria della contea.

"Jail Suicide Prevention Program" --

Programma preventivo contro il Suicidio nelle Carceri

National Center on Institutions and Alternatives (NCIA) Mansfield, Massachusetts

Il NCIA elabora materiale per sostenere gli operatori carcerari nello screening e monitoraggio adeguato dei nuovi arrivati. La popolazione carceraria non è l'unico gruppo giovanile preso di mira da questo programma. E' stata inserita in quanto la percentuale di suicidi nelle carceri è molto alta. E' una concentrazione di giovani che per vari motivi possiamo considerare a rischio in una situazione fortemente stressante. E' importante sensibilizzare e fornire strumenti di valutazione a chi si trova ad incontrarli per diverse ragioni.

Parametri di Valutazione

Alcune domande che potrebbero essere poste per valutare un programma di questo genere sono:

  • Gli "operatori sociali" sono stati scelti con cura? Sono stati trascurati gruppi importanti?
  • I professionisti a cui sono stati segnalati i giovani a rischio hanno potuto osservare cambiamenti nel numero e nella correttezza degli invii come conseguenza dei programmi?
  • Le persone inviate verso i servizi erano veramente a rischio? Sono state indirizzate verso strutture adeguate alle loro particolari esigenze?
  • Quando tempo durano gli effetti di un corso? Chi lo frequenta rimane consapevole del problema e nel tempo è ancora capace di identificare correttamente persone a rischio ed inviarle per un aiuto professionale? Sono necessari nuovi incontri e nel caso sono previsti?

A molte di queste domande si potrebbe rispondere durante ricerche di valutazione che non comportano una interruzione dell'operatività del programma. I sostenitori di questi programmi sono tutti fortemente convinti dell'importanza del loro lavoro ed interessati alla valutazione. Lo sviluppo di meccanismi di controllo capaci di valutarne l'efficacia migliorerebbe i programmi stessi.

3. Programmi di "informazione di base per la prevenzione del suicidio giovanile"

I corsi di informazione di base sul suicidio vengono tenuti normalmente nelle scuole. Rivisitano i miti intorno al suicidio contrapponendo fatti reali, insegnano a riconoscere i segnali d'allarme e a come chiedere aiuto per se stessi o per altre persone. Alcuni di questi programmi incoraggiano gli studenti a condividere le loro sensazioni con altri ed a sviluppare strategie interpersonali per risolvere i problemi.

Questi programmi cercano di raggiungere tutti o almeno alcuni degli obiettivi elencati:

  1. Smitizzare il suicidio ed aumentare le conoscenze in proposito. I programmi presentano fatti, statistiche e miti sul suicidio; aiutano gli studenti a comprendere perché alcune persone tentano di suicidarsi e come si può prevenire questo comportamento.
  2. Promuovere la discussione su casi simulati. Spesso gli adolescenti a rischio preferiscono discutere dei loro propositi suicidari con i coetanei piuttosto che con gli adulti. Questi programmi incoraggiano gli studenti a chiedere aiuto per i loro amici che hanno espresso propositi suicidari.
  3. Fornire agli studenti informazioni sui servizi sanitari per la salute mentale: come funzionano e come accedere.
  4. Incoraggiare gli studenti a chiedere aiuto. Il programma propone strategie per richiedere aiuto. I conduttori del programma incoraggiano gli studenti a parlare apertamente dell'ideazione suicidaria contrapponendo il fatto che sebbene questi pensieri di morte siano molto frequenti tra gli adolescenti sono transitori e superabili chiedendo aiuto agli altri. Il programma si propone di dimostrare come si possano trovare soluzioni alternative al suicidio per qualsiasi problema.
  5. Promozione di competenze sociali ed interpersonali. Molti di questi programmi prevedono esercitazioni per la gestione dello stress e per lo sviluppo di strategie per superare i conflitti e per aiutare gli studenti a confrontarsi con i loro problemi. Alcuni corsi insegnano anche a migliorare la capacità di ascolto e di sostegno nella relazione interpersonale con coetanei, genitori ed altri.

Il successo di questi programmi risulterebbe in un incremento di richieste d'aiuto ai servizi per la salute mentale o ad altre strutture indicate durante lo svolgimento degli interventi. Questi programmi non intendono individuare chi tra migliaia di adolescenti sani è veramente a rischio di suicidio ma si rivolgano a tutti gli studenti senza selezionare prima giovani a rischio.

Da studi su studenti della 9° e 10° classe (età 15-16 anni) di sei grandi scuole i ricercatori hanno potuto evidenziare come studenti con esperienza di precedenti tentativi di suicidio erano più portati a soffrire di episodi depressivi e a ritenere il suicidio una possibile soluzione ai problemi. Sono questi gli atteggiamenti e le convinzioni che i programmi di base contro il suicidio cercano di sconfiggere. Non è chiaro, comunque, l'impatto effettivo di questi programmi sul comportamento suicidario.

I ricercatori del CDC, esaminando i programmi di base contro il suicidio, destinati alle scuole, hanno concluso come segue:

  • I partecipanti erano più informati sul suicidio. Una ricerca di valutazione condotta a Rhode Island in quattro scuole superiori ha rilevato un miglioramento delle conoscenze sul suicidio da parte dei partecipanti ad un programma preventivo contro il suicidio interno ad una campagna generale per la salute. In una ricerca per misurare gli effetti di una presunta sensibilizzazione sono state confrontate le risposte date da 291 studenti che avevano svolto 10 settimane prima un programma di informazione di base (gruppo sperimentale) con quelle di 182 studenti del gruppo di controllo. Si sono evidenziate differenze significative tra il gruppo di controllo e quello sperimentale: i partecipanti al seminario di prevenzione erano più informati sui segnali d'allarme rispetto al gruppo di controllo. Queste lezioni duravano in media 3 ore scolastiche o meno. Uno studio condotto in California su un campione di 95 studenti, partecipanti ad un seminario di prevenzione della durata di 4 ore ha dimostrato delle differenze notevoli del livello di conoscenze sul suicidio: immediatamente dopo il seminario i 95 studenti si sono dimostrati più informati sull'argomento rispetto al gruppo di controllo composto da 77 studenti provenienti da scuole superiori.
  • I partecipanti a questo tipo di seminario sono più informati sulle risorse per la salute mentale: i risultati di una ricerca condotta nel New Jersey ha rilevato che essi erano più informati sulle hotlines o su come accedere ai centri di crisi. I partecipanti al seminario erano più disposti ad utilizzare i servizi territoriali ed a suggerirne l'uso ad altri studenti rispetto al gruppo di controllo. Comunque, non si sono verificati cambiamenti per il numero di richieste di aiuto ad insegnanti o genitori per poi accedere ai servizi di salute mentale né, verso gli stessi servizi, sono aumentate le richieste dirette.
  • Non è cambiato in modo rilevante l'atteggiamento verso il suicidio da parte dei partecipanti: una ricerca di valutazione condotta nel New Jersey non ha evidenziato differenze statisticamente rilevanti tra i partecipanti ed un gruppo di controllo per quanto riguarda il desiderio o il modo di richiedere aiuto e negli atteggiamenti verso il suicidio. Non c'erano prove per questo tipo di cambiamento sia tra gli studenti che nel sottogruppo di studenti con esperienze suicidarie precedenti. Non sono stati verificati cambiamenti evidenti per quanto riguarda l'atteggiamento verso una eventuale "richiesta d'aiuto" anche durante una ricerca successiva, condotta sempre nel New Jersey, dopo che ha avuto luogo un programma simile con istruttori più preparati e l'uso di tecniche di insegnamento differenziate. Ugualmente non si sono osservati cambiamenti nell'atteggiamento verso il suicidio da parte di studenti che avevano partecipato 10 settimane prima ad un corso di prevenzione in una scuola di Rhode Island. Questo sebbene il seminario di Rhode Island durasse 4 ore e che per la successiva valutazione sia stata utilizzata una scala di valutazione a quattro risposte, più sensibile rispetto allo strumento di valutazione "Vero/Falso" impiegato in ricerche precedenti. Gli studenti che avevano partecipato al programma di Rhode Island, comunque, risultavano più capaci nella gestione di problemi emotivi: infatti, erano meno propensi all'isolamento sociale o a perdersi in fantasticherie o rivendicazioni verso i coetanei di fronte a problemi.
  • I partecipanti ai seminari di informazione di base contro il suicidio nel Mankota, Minnesota, che comprendeva anche l'insegnamento di tecniche per lo sviluppo dell'autostima, riportavano un punteggio basso di depressione. Comunque, siccome non è stato utilizzato nessun gruppo di controllo, non è verificabile se questi cambiamenti siano dovuti alla partecipazione al programma, o alla sensibilizzazione causata dalla continua ripetizione dei test di valutazione o ad altri fattori ancora.
  • Non ci sono prove che frequentare un corso di prevenzioni aumenti l'ideazione suicidaria o peggiori l'atteggiamento verso il suicidio. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che i programmi generali sul suicidio potrebbero, paradossalmente, favorirlo piuttosto che contrastarlo. I dati provenienti dalla ricerca di valutazione condotta nel New Jersey non supportano questi timori: non venivano indicati cambiamenti significativi nel numero di studenti convinti che il suicidio potesse costituire una soluzione in caso di difficoltà (vale sia per la popolazione studentesca generale che per gli studenti con precedente esperienza suicidaria). Non sono state raccolte prove che dimostrino un incremento nel numero di studenti con ideazione suicidaria. Anche i risultati della ricerca condotta a Rhode Island confermano un quadro simile. La ricerca condotta a Rhode Island includeva anche una "scala di valutazione per la disperazione" per esaminare l'ipotesi che una maggiore consapevolezza sul suicidio avrebbe potuto comportare degli effetti negativi sullo stato emotivo degli studenti. I ricercatori hanno invece potuto constatare che i partecipanti alle lezioni sul suicidio riportavano i punteggi significativamente inferiori per la misurazione della disperazione; ciò valeva più che altro per il sesso femminile. Altri ricercatori che hanno riportato risultati misti: confermavano l'impatto positivo sulle studentesse ma avevano osservato effetti negativi , sebbene minimi, negli studenti maschi. Specificamente, i maschi avevano riportato un incremento lieve, ma statisticamente significativo, nella scala che misura la disperazione (Scala di Valutazione della Disperazione per Bambini, HSC// "Hopelessnes Scale for Children"), un peggioramento nella valutazione di situazioni critiche ed un aumento delle risposte non appropriate di fronte a situazioni conflittuali. I ricercatori affermavano anche che è comunque da verificare, se questo piccolo incremento nella scala per la valutazione della disperazione possa avere un significato concreto visto che al momento del post testing gli studenti con esperienze suicidarie, potenzialmente i più a rischio, avevano ottenuto dei punteggi più bassi sulla scala di valutazione della disperazione e comunque nella norma.
  • Sono gli studenti ad alto rischio che potrebbero reagire negativamente ai corsi di prevenzione di base. Risulta da una ricerca condotta nel New Jersey (riportata nel JAMA, 1990) che gli studenti con esperienze precedenti di tentato suicidio abbiano reagito più negativamente al programma rispetto agli altri. In particolare, gli studenti con esperienze suicidarie alle spalle erano meno disponibili a partecipare a questo tipo di programma di altri studenti; più convinti dal fatto che parlare nelle aule scolastiche potrebbe precipitare la situazione e sostenevano più frequentemente di conoscere qualcuno "che ha dato i numeri" dopo il programma. Nessuno di chi aveva in passato tentato il suicidio ha riportato di essersi sentito disturbato dalla partecipazione al programma. I ricercatori ipotizzavano, però, che i due che avevano in passato tentato il suicidio e che avevano dichiarato di conoscere qualcuno che era stato turbato dal programma non avevano fatto altro che attribuire ad altri i propri sentimenti. Il significato di questi risultati non sono ancora chiari. Un'interpretazione possibile è che sebbene questi programmi piacciano in generale agli studenti, risultano pesanti e poco utili per chi ha un comportamento suicidario attivo. Dall'altra parte gli studenti con una storia suicidaria potrebbero essere più propensi a parlare negativamente di qualsiasi tipo di intervento di trattamento, psicoterapia inclusa. Ciò non comporta necessariamente un aumento del rischio suicidario. Infatti, diverse ricerche hanno dimostrato che alla partecipazione al "programma per la prevenzione del suicidio" non è seguito un aumento né del comportamento né dell'ideazione suicidaria tra gli studenti. Tenendo conto di questi dati preliminari, la prudenza suggerirebbe, che scuole interessate alla programmazione di questo tipo di lezioni contro il suicidio, ricorressero a personale e risorse interne per poter riconoscere e trattare eventuali studenti turbati dalla partecipazione al programma. Gli operatori che considerano l'informazione di base contro il suicidio nelle scuole una strategia preventiva valida dovrebbero riconoscere che non tutti i corsi sono ben concepiti. Alcuni programmi sono semplicemente "sensazionalistici" e perciò potrebbero avere un effetto contagio. Altri invece tendono a "normalizzare il suicidio" in maniera tale che alcuni ricercatori temono la promozione del pensiero suicidale anziché la sua diminuzione, cioè ritengono che potrebbero venire meno gli effetti protettivi del "tabù" sociale creatosi intorno al suicidio. Altri corsi forniscono, addirittura, inconsapevolmente agli studenti degli istruzione su come "come commettere suicidio".. Alla luce di quanto si è detto gli operatori che decidono di portare avanti strategie di prevenzione basate sull'educazione generale al suicidio dovrebbero pensare di svolgere il corso all'interno di programmi più generali di prevenzione della salute in modo da ridurre il carico emotivo. Per altro molti studiosi del suicidio ritengono i programmi primari ed ampiamente diffusi, per la promozione e salvaguardia della salute più utili a questo scopo che programmi che si occupano solamente di suicidio.

Un elemento comune di tutti i programmi valutati era la loro limitata durata e intensità. La maggior parte dei programmi duravano da 1 a 3 ore, spesso tenuti in un contesto scolastico che non contribuiva alla discussione. Non è chiaro cosa e quanto ci si possa aspettare da interventi cosi modesti.

Bisogna per altro aggiungere che i programma più recenti hanno accolto queste osservazioni ed hanno modificato la loro impostazione.

Nonostante le critiche ai programmi di informazione di base contro il suicidio moltissimi ricercatori che si occupano di questo grave problema ritengono irrinunciabile per la prevenzione primaria intervenire direttamente anche sugli studenti. In questo senso più recentemente sono state svolte numerose ricerche risultate favorevoli a questo genere di interventi che hanno dimostrato che: 

  • possono realmente modificare le conoscenze e l'atteggiamento nei confronti del suicidio, 
  • possono facilitare il riconoscimento di adolescenti in crisi e 
  • la disponibilità ad allertare adulti sulla situazione di pericolo di un coetaneo.

Attualmente la tendenza è che siano professionisti, psicologi, psichiatri ecc., a svolgere l'intervento in classe, senza lasciare ai docenti, precedentemente preparati, la conduzione dei programmi di prevenzione. Per ragioni di prudenza è preferibile che l'intervento non sia centrato sul suicidio come manifestazione ultima di un forte disagio ma piuttosto che vengano affrontate le cause del disagio e proposte possibili ed adeguate soluzioni. Anche quando si affrontano le cause del disagio ad es. la depressione o le difficoltà relazionali con i famigliari o con i coetanei è preferibile lavorare sulla condivisione delle difficoltà e sulle possibili soluzioni. Il suicido può essere affrontato fornendo informazioni generali considerando anche che è un fenomeno diffuso tra gli adolescenti, ma è meglio evitare, in classe, di concentrarsi sui segnali di allarme o chiedere che vengano segnalati i coetanei perché in crisi. Al contrario si può spingere a richiedere aiuto per se stessi in caso di necessità e si può sollecitare il gruppo classe perché migliori la comunicazione al suo interno e perché sia favorito il sostegno tra pari. Infatti a scuola, in classe, un normale studente, passa una parte significativa del suo tempo, anche per questo è difficile rinunciare a questo genere di programmi. La conoscenza del conduttore che viene fatta in classe permette inoltre di rendere più vicina la figura dello specialista di salute mentale che abitualmente, da osservazioni fatte con adolescenti, è considerato il medico che si occupa solo di gravi e cronici malati mentali. Questo potrebbe favorire il ricorso diretto, o minori resistenze, alla consulenza specialistica. Per altro un programma gestito direttamente da specialisti e che raggiunga tutte le classi di una scuola comporta un grosso impegno considerando che non è proponibile un unico incontro ma è necessario prevederne alcuni. Nel progetto di Orbach sono 7 gli incontri previsti. Un dato importante è stabilire quando è preferibile intervenire con la prevenzione. Un momento particolarmente critico sembra essere l'ingresso in scuola superiore. Nel primo anno di scuola superiore si assiste al maggior numero di bocciature ed abbandoni (almeno con il vecchio ordinamento).

Se non è possibile attivare un programma con un alto numero di interventi possiamo comunque considerare che il lavoro da svolgere in classe è nella direzione appena descritta. Sono numerose le esperienze di attività preventive non necessariamente dirette verso i comportamenti autosoppressivi ma più in generale verso i comportamenti a rischio. Si parte, come suggerisce Gustavo Pietropolli Charmet, dall'osservazione della straordinaria tendenza che l'adolescente ha ad assumersi una dose sconsiderata di rischi e della necessità di collocare l'intervento preventivo a monte di tutti i comportamenti pericolosi. L'obiettivo dell'intervento può diventare quello di favorire un processo di elaborazione dei ragazzi delle scuole superiori sulle radici affettive che spingono ai comportamenti rischiosi. Il gruppo classe viene scelto come interlocutore privilegiato perché molte ricerche dimostrano come sia un soggetto psicologico molto potente nell'influenzare le decisioni individuali: è il gruppo che in adolescenza ha una capacità decisionale suprema e vincola tutti i suoi membri a rispettare le decisioni assunte.

Alcuni ricercatori impegnati nella prevenzione, Poland S. tra questi, (di questo autore esiste la traduzione, Erickson 1995, di un suo libro: "Prevenzione del suicidio nell'adolescenza" Interventi nella scuola 1989) suggeriscono che se si dispone di una sola ora per l'intervento di prevenzione ci si dovrebbe concentrare sui segnali di allarme, la natura contingente del suicidio, sul fatto che l'uso di sostanze stupefacenti non migliora le cose ma le peggiora, su come gestire lo stress e su come riuscire a comunicare con lo studente suicidario e trovare aiuto per lui. In base alle più recenti osservazioni e a quanto suggerito della guida del CDC è prudente evitare di affrontare argomenti così problematici direttamente a maggior ragione se si dispone di poco tempo. Probabilmente una valutazione diversa va fatta se ci si trova ad affrontare una condizione di post intervento e si lavora per contenere l'effetto imitazione.

Valutazione

Alcune domande da porre nelle future ricerca di valutazione:

  1. I partecipanti a questo tipo di programma hanno cambiato atteggiamento rispetto al suicidio?
  2. Le persone ad alto rischio hanno tratto benefici dal programma? L'approccio attuale ha favorito o diminuito il comportamento e/o l'ideazione suicidaria?
  3. I partecipanti ai programmi hanno migliorato le competenze interpersonali e la capacità di esprimere i propri sentimenti ?
  4. I partecipanti ai programmi sono meno propensi a consumare droghe o alcool quando si trovano in difficoltà?
  5. I partecipanti ai programmi ricorrono maggiormente ai servizi offerti dalle strutture di assistenza?
  6. Sono aumentate le consulenze? Le richieste di consulenza corrispondevano a reali necessità?

Prove scientifiche relative ai cambiamenti del comportamento ed atteggiamento da parte dei partecipanti verso il suicidio ed una valutazione su eventuali conseguenze negative potrebbero essere utili allo sviluppo e miglioramento di questo genere di programmi.

Riassunto

Questi programmi seguono un approccio piuttosto diffuso ed intuitivo nella prevenzione del suicidio giovanile. Sono in grado in raggiungere un ampio numero di giovani, ma sono quasi sempre limitati nella loro durata. I risultati delle ricerche di valutazione dimostrano che questi programmi sono efficaci per il miglioramento delle conoscenze da parte dei giovani sul suicidio e per le modalità di richiesta di aiuto. Sono, comunque, scarse le prove che questi programmi siano in grado d'influenzare l'atteggiamento relativo al suicidio o la volontà di richiedere aiuto. In una ricerca di valutazione sull'accettabilità ed utilità di programmi di base per la prevenzione del suicidio si sono ottenute risposte negative da un gruppo di studenti che avevano in precedenza tentato il suicidio. La prudenza suggerisce che le scuole intenzionate a promuovere questi programmi, siano in grado di riconoscere e gestire studenti eventualmente turbati dall'intervento. I ricercatori non hanno ancora potuto valutare l'impatto di questi programmi, positivo o negativo che sia, sul comportamento suicidale.

Programmi

"Adolescent Suicide Awarness Program (ASAP)", "Self Esteem For Life Fitness (SELF)" "Getting to know me". Località: Lyndhurst, New Jersey Contatto: Diane Ryerson, MSW, (201) 935-3322

Programma destinato alle Scuole Superiori: ASAP

Mirato agli studenti della scuola superiore (dalla nona classe in poi)

Operativo da 9 anni

Descrizione del programma: Il programma nasce dalla collaborazione tra servizi sanitari locali per la salute mentale e scuole. Il programma multiplo, concepito appositamente per il lavoro scolastico è finalizzato al miglioramento della conoscenza e consapevolezza relativa al problema del suicidio giovanile dentro e fuori la scuola. Il programma ASAP è parte di tre programmi per la promozione della salute mentale sviluppati per l'ambito scolastico. "Conoscere me stesso" è un programma rivolto alle classi elementari, mentre la sezione "Autostima per la Vita" è indirizzato alla scuola media. Il programma comprende tre sezioni correlate tra di loro:

  • Il Seminario per educatori: è un workshop della durata di 3 ore finalizzato all'acquisizione di tecniche per riconoscere e sostenere studenti in difficoltà.
  • Il Programma per genitori: è un programma informativo, la sua durata può variare da una supervisione di 30 minuti fino alla partecipazione a workshop intensivi di 2 ore.
  • Il programma per i docenti che metteranno in pratica il progetto all'interno delle classi dura 3 giorni

I programmi per educatori e genitori dovrebbero essere sviluppati per primi, allo scopo di preparare gli adulti a confrontarsi con giovani in difficoltà.

Il programma ASAP viene presentato nella 9° e 10° classe o in due sezioni di due ore, o in sei lezioni, 40 minuti ognuna.

Copertura: ogni anno dai 5000 ai 6000 studenti partecipano al programma. Il Seminario Professionale ASAP raggiunge annualmente 50 scuole.

Contenuto del programma:

  1. Imparare a riconoscere i segnali d'allarme di suicidio.
  2. Dove chiedere aiuto per se stessi o per gli amici.
  3. Come aiutare un amico in crisi.
  4. Costruire una rete di collaborazione tra scuole e servizi sanitari locali per la salute mentale.

Valutazione: nessuna valutazione formale. Sono state raccolte solamente le risposte, in gran parte positive, date dagli insegnati e studenti ad un questionario. Per il futuro si pensa di condurre uno studio retrospettivo sull'impatto del programma ASAP partendo dal 1982, anno in cui è stato applicato per la prima volta il programma.

 

Programma per le scuole medie: "SELF: Self Esteem For Life Fitness"

Mirato agli studenti della scuola media (6°-8° classe)

Operativo da 4 anni.

Descrizione del programma. SELF è un programma scolastico multiplo finalizzato all'insegnamento di tecniche per sviluppare una immagine positiva di se stessi e tecniche per la risoluzione dei problemi. Il progetto nasce dalla collaborazione tra scuola e servizi sanitari locali per la salute mentale. I responsabili del programma SELF selezionano il personale scolastico che a sua volta trasmette le informazioni agli studenti. Il materiale è stato concepito inizialmente per la scuola media, esso può essere utilizzato, con pochi aggiustamenti, per tutti i gradi scolastici.

Durata. Il Seminario per Educatori può essere presentato durante un workshop di 4 / 8 ore. Il Programma per i genitori può durare 1.5 - 2 ore. La formazione del personale scolastico che presenterà agli adolescenti i programmi richiede tre giorni pieni.

Copertura. Attualmente vengono raggiunti, annualmente, 1,000 - 2,000 studenti. Il programma è stato concepito da poter raggiungere l'intera popolazione di una scuola.

Contenuto:

  1. Capire il concetto di autostima.
  2. Applicare nelle classi tecniche che favoriscono l'autostima.
  3. Sviluppare delle strategie efficaci per la risoluzione dei problemi
  4. Incoraggiare le strategie adeguate per la richiesta di aiuto.
  5. Ridurre i comportamenti autodistruttive diffusi tra giovani.
  6. Incrementare l'autoconsapevolezza ed il riconoscimento degli altri.
  7. Stringere i legami tra insegnanti, studenti e genitori.
  8. Identificare ed inviare verso strutture d'assistenza adeguate studenti della scuola media in crisi.
  9. Migliorare la comunicazione tra scuola ed enti locali.

Valutazione: nessuna valutazione formale eccetto i commenti rilasciati da insegnanti e genitori.

 

Programma per la scuola media: "Conoscere me stesso"

"Bergen County Task Force on Youth Suicide Prevention". 

Forza di intervento per la prevenzione del suicidio giovanile della Contea di Bergen. Mirato agli studenti della scuola media (4° e 5° classe).

Operativo da un anno.

Descrizione del programma. "Conoscere me stesso" è un programma costituito da un minimo di 10 lezioni da 50 minuti ognuna, rivolto ai bambini sotto i 10 anni. E' finalizzato alla riduzione di comportamenti autodistruttivi adolescenziali proponendo tecniche di Problem solving per gestire in modo costruttivo situazioni di lutto e perdita. Il programma è prevalentemente concentrato sul rafforzo dell'autostima e delle capacità di relazione sociale.

Copertura: 1990 almeno 650-800 bambini per il primo anno di progetto.

Valutazione: è in corso una valutazione esterna condotta dalla Università di Fairleigh Dickinson. Dati preliminari relativi al progetto pilota saranno presto disponibili.

Popolazione specifica raggiunta: I programmi sono stati adeguate alle esigenze specifiche di scuole urbane frequentate in maggioranza da una popolazione nera o ispanica.

Altri interventi previsti dal programma:

  1. Corsi per operatori socialmente attivi
  2. Programmi rivolti ai genitori
  3. Intervento post suicidio
  4. Corsi per il personale scolastico
  5. Screening

 

Il progetto di Orbach per la prevenzione del suicidio a scuola.

Workshop on coping in adolescent. Suicide prevention. Bar - Ilan University, Israel.

Il progetto rientra all'interno degli interventi denominati: "Interventi di informazione di base sul suicidio".

Gli interventi vengono svolti da professionisti che possono far parte del gruppo di lavoro di Orbach oppure ricevono una supervisione. L'intervento in nessuna sua parte è affidato al personale della scuola.. Infatti secondo l'autore questo permette di stabilire una relazione diretta che può facilitare il verificarsi di richieste di aiuto da parte degli studenti. Gli incontri in classe si concludono con l'invito a possibili approfondimenti individuali extrascolastici su richiesta degli interessati.

Gli interventi che il gruppo di Orbach svolge nella scuola sono all'interno di un progetto definito "Rinforza la vita". Con gli studenti non vengono affrontati direttamente i segnali di allarme suicidario né viene richiesta la loro collaborazione per segnalare coetanei in difficoltà. Questo perché il progetto mira a migliorare la comprensione da parte degli adolescenti delle cause di malessere ed a suggerire possibili soluzioni. Propone una sorta di vaccinazione verso le cause di stress che possono, se non adeguatamente affrontate, condurre al suicidio.

Gli argomenti trattati durante gli incontri sono:

(non devono essere svolti necessariamente tutti, inoltre, sebbene il conduttore cerchi di mantenersi sull'argomento di discussione viene consigliato di farlo in modo elastico ed eventualmente di seguire le esigenze della classe)

1.2. Depressione vs esperienze positive

3. La famiglia

4. Disperazione ed aiuto

5. Come risolvere i problemi

6. L'urgenza di morire

7. Approfondimento delle precedenti discussioni, richiesta di ulteriori informazioni, valutazioni, reazioni agli incontri.

8. Possibile argomento alternativo: far fronte al fallimento; affrontare la separazione e le nuove relazioni.

Per un esempio sulle modalità di svolgimento degli interventi riporto per esteso alcune parti del progetto.

Descrizione degli interventi

1 e 2 incontro. Depressione e felicità

Introduzione

Natura del programma

  • Focus sulle esperienze degli adolescenti e sul loro ambiente.
  • Focus sulle diverse esperienze che possono portare gioia o malessere.
  • Focus sulle situazioni problematiche e strategie per affrontarle, con la massima attenzione agli eventuali contributi degli adolescenti.
  • Enfatizzare l'obiettivo: acquisire la propria immunità (allo stress).

Descrizione

Descrizione di esperienze, condividere esperienze significative, sia positive che negative.

Stimolare la discussione con domande come le seguenti:

  • Come definiresti un'esperienza felice o dolorosa?
  • Quali sono state vostre esperienze felici?
  • Qual'è l'esperienza più difficile che tu ricordi?
  • E' mai capitato che un'esperienza positiva si sia trasformata in una negativa e viceversa?
  • Ti è mai capitato che una esperienza negativa o positiva che non ti saresti mai aspettato sia invece verificata?

Per il conduttore:

  • Aspettarsi atteggiamenti di rifiuto e difensivi.
  • Parlare di quelle reazioni.
  • Cercare di stimolare il maggior numero di risposte
  • Tentare di mantenere l'attenzione sul focus
  • Dare tempo agli studenti di entrare nella discussione
  • Sottolineare che anche le esperienze eccitanti possono essere ugualmente stressanti

II Attività

Conduttore: E' preferibile usare la lavagna in questa parte

Quali parole vi vengono alla mente quando pensate ad esperienze negative?

Conduttore:

Scrivete le parole alla lavagna

Dividere le parole in gruppi

  • Vengono in mente altre parole?
  • Che cosa provate quando siete depressi? Che vi accade? Che pensieri avete?
  • Che pensi del mondo, dell'ambiente, o altro? E come appare il mondo quando si è depressi? Come percepisce te stesso?
  • Qual è l'aspetto peggiore della depressione? Che altro accade al tuo corpo?

Le domande continuano cercando di arricchire quanto è già stato detto sulla depressione.

Conduttore

  • Aggiungere parole alla lavagna ed arricchire le descrizioni
  • Sottolineare l'universalità del fenomeno e nello stesso tempo i cambiamenti.
  • Se ci sono differenze tra quanto suggerito dalle ragazze a confronto di quanto detto dai ragazzi parlarne.
  • Sottolineare la transitorietà del fenomeno senza dimenticare che alcuni studenti possono essere depressi per molto tempo.

III Come affrontare il problema

  • Cosa si può fare in quella situazione?
  • Che cosa ti aiuta? Che reazioni, in che modo gli altri possono esserti di aiuto?
  • Che cosa ti infastidisce facendoti sentire peggio?
  •  ..........
  • Quale pensi sia il modo migliore per affrontare i sentimenti depressivi?
  • Altre idee?
  • Se dovesse capitarvi ancora di essere depressi sareste in grado di coglierne i segnali? Che cosa potresti fare di diverso

Anche gli incontri successivi hanno una struttura simile. Si cerca di attivare la discussione sia per gli aspetti problematici che per le possibili soluzioni.

Nella parte dedicata alla soluzione dei problemi vengono proposte alcune brevi storie di adolescenti e si chiede alla classe di discuterne sia per cogliere i sentimenti negativi che aiutare a trovare delle possibili alternative.

6° INCONTRO

Il 6° incontro è intitolato: "L'urgenza di morire" ed è dedicato nello specifico al suicidio. L'incontro è introdotto dalla lettura di un brano di Arthur Rubistein (1982) che racconta di una grave crisi depressiva accompagnata da l'idea del suicidio.

Gli obiettivi dell'incontro sono

  • Parlare del suicidio come preoccupazione di molti adolescenti in modo diretto ed obiettivo.
  • Suggerire che pensieri sul suicidio sono comuni ma temporanei.
  • Informare rispetto al suicidio e sul significato di azioni in quel senso.
  • Per allentare la tensione rispetto ad idee di suicidio (essere preoccupati di impazzire per questo).
  • Suggerire l'idea che il suicidio è il modo peggiore e meno efficace per risolvere i propri problemi.
  • ...........

In questo caso il suicidio viene affrontato in una prospettiva ampia, fa parte di un insieme di incontri che affrontano le difficoltà emotive dei minori e suggeriscono le possibili soluzioni.

 

4. Programmi di Screening

I programmi screening vengono normalmente svolti all'interno delle scuole. Attraverso l'uso di un questionario si cerca di individuare i giovani a rischio. Alle persone risultate a rischio durante l'iniziale screening vengono offerte delle consulenze individuali e se necessario, vengono inviate verso strutture per ricevere cure adeguate.

Un modello rappresentativo per questo tipo di programma prevede uno screening - ripetuto in diversi periodi - allo scopo d'identificare studenti con problemi mentali o con tratti di personalità, che potrebbero condurre al suicidio, come tratti depressivi, impulsivi o aggressivi. Gli studenti vengono inizialmente individuati durante un questionario di screening generale a cui vengono sottoposti tutti gli studenti della scuola. Gli studenti che riportano un punteggio alto s'incontreranno con un tutor scolastico o assistente sociale appositamente preparati per rilevare i segnali d'allarme indicanti il rischio di suicidio. Gli studenti che anche questa volta risultano a rischio incontreranno uno specialista e le cure necessarie.

La ragione di questo tipo di approccio è che il suicidio è un evento raro, gli sforzi preventivi saranno più efficaci se rivolti verso persone a rischio in modo che esse possono essere trattate il più presto possibile. E' noto come molte persone soffrono di depressione o di altri disturbi psicologici per lo più non riconosciuti come tali e di conseguenza non ricevono aiuto. Un programma di screening, ripetuto nel tempo, dovrebbe permettere, in teoria, l'individuazione ed il coinvolgimento di queste persone nei programmi di trattamento

Valutazione

L'efficacia di questi protocolli di monitoraggio è stata ampiamente discussa. Sfortunatamente molti di questi protocolli di screening si trovano ancora in fase di sviluppo. Senza strumenti dalla sensibilità ben sperimentata, la possibilità di individuare situazioni critiche è limitata e questa limitazione riduce la possibilità di successo di un programma di screening. Ancora più difficile sembra essere la possibilità di avere strumenti oltre che sensibili anche specifici per il particolare problema che si intende trattare.

Su quali elementi ci si potrebbe basare per aumentare la specificità di test di screening? Un precedente tentativo di suicidio è considerato il più grande fattore di rischio suicidario. Adolescenti che hanno tentato di suicidarsi possono essere identificati al pronto soccorso o attraverso la somministrazione di questionari nella scuola. Per esempio, nella ricerca di valutazione scolastica del New Jersey agli studenti fu chiesto se avevano mai pensato al suicidio o se avevano tentato di togliersi la vita. Agli studenti che rispondevano "si" venne anche chiesto se avevano smesso di pensare al suicidio. Chi rispondeva "non ho mai smesso di pensarlo" e desiderava essere aiutato è stato contattato da operatori della scuola. Quando gli fu chiesto, più tardi, come si era sentito al momento di essere contattato, la maggior parte degli studenti era stata sollevata, invece, alcuni avevano espresso rabbia ed imbarazzo. E' importante identificare giovani con tentativi di suicidio precedenti, ma non è abbastanza per uno screening completo. I risultati di ricerche epidemiologiche condotte negli USA e in Gran Britannia suggeriscono che solamente il 25 - 40 percento delle vittime di suicidio avevano compiuto precedenti tentavi di suicidio. Altri indicatori di rischio sono: depressione; sensazioni di disperazione ed incapacità di sentirsi a proprio agio; comportamento asociale; abuso di sostanze stupefacenti ed alcool; una storia famigliare di suicidio, abuso, maltrattamenti e trascuratezza.

Risultati simili sono stati ottenuti in una ricerca svolta a Philadelphia: chi era stato riconosciuto come a rischio suicidario aveva compiuto precedenti tentativi di suicidio, era in difficoltà a scuola per l'apprendimento e/o comportamento, viveva in famiglie difficili e facevano uso di marijuana.

Questi fattori di rischio possono essere inclusi nei test di screening per adolescenti. Comunque, per ora, non è ancora stato elaborato un test, abbastanza sensibile e specifico che permetta un riconoscimento certo di giovani ad alto rischio.

L'altro aspetto problematico di questo approccio è quando svolgere lo screening. Adolescenti a basso rischio oggi potrebbero diventare ad alto rischio qualche mese dopo. Un altro aspetto da considerare è il rischio e le conseguenze negative connesse di chiedere delle consulenze per adolescenti "falsamente positivi", cioè sottoporre adolescenti non a rischio di suicidio, ma che avevano riportato un punteggio "pericoloso" ad un intenso programma di valutazione. Probabilmente questa metodica risulta molto utile nelle situazioni di crisi (per esempio, di fronte al pericolo di suicidi a catena).

Vi è solo un numero ridotto di programmi screening operativi. Tra i programmi presi in esame vi è il "Rural Minnesota Program" (programma per zone rurali del Minnesota), operativo nelle scuole di tutto lo stato, che ricorre ad uno strumento di screening per accertare ideazione suicidale, depressione e problemi correlati in studenti dall'8° alla 12 ° classe (scuole superiori). Alla somministrazione del test seguono delle interviste individuali con i ragazzi identificati a rischio. Lo screening avviene assieme ad una serie di 5 o 6 lezioni scolastiche dedicate allo stress, depressione e all'acquisizione di competenze sociali ed individuali.

Nella Contea di Dade, in Florida, il "Crisis Intervention Program" ricorre ad un tipo di screening molto diverso: esso utilizzo i dati sul rendimento scolastico, più facilmente accessibili, per identificare studenti che hanno bisogno di maggiori attenzioni. Il programma ha sviluppato un "Profilo dello studente con necessità di sostegno". E' un test computerizzato a cui vengono sottoposti gli studenti ogni nove settimane e che prende in esame sette elementi come: rendimento scolastico, assenze, ritardi e comportamento in aula. Se il profilo di uno studente cambia in tre o quattro aree vuole dire che probabilmente ha bisogno di aiuto. In un momento successivo avrà un colloquio privato con un tutor.

Parametri di valutazione

Per sviluppare un programma screening efficace i ricercatori devono dotarsi di uno strumento attendibile per sensibilità e specificità. Data la complessità dei fattori di rischio qualsiasi strumento di screening avrà, probabilmente, come risultato un numero elevato di falsi positivi.

Per una adeguata valutazione di questi programmi sarebbe necessario poter verificare i risultati nel tempo. In particolare si dovrebbe poter rispondere alle seguenti domande:

  • In che percentuale gli studenti sono stati individuati come a rischio dopo la somministrazione del test di screening? Degli adolescenti risultati a rischio quanti, nel tempo, sono stati seguiti?
  • Gli studenti risultati a rischio per quanto tempo sono stati seguiti? Che tipo di terapia è stata offerta? Per quale motivo la terapia si è, eventualmente, interrotta (difficoltà da parte dello studente; difficoltà da parte del servizio, ecc.)?
  • Degli studenti che hanno ricevuto delle consulenze follow-up o delle cure, quanti di loro hanno completato il trattamento? Esistono delle prove evidenti che il trattamento ha modificato il comportamento suicidario?
  • Gli studenti hanno vissuto con difficoltà l'essere stati individuati come a rischio? Durante lo screening, le valutazioni successive ed i trattamenti il rapporto con il servizio sanitario nazionale è risultato adeguato e soddisfacente?

L'aspetto principale, chiaramente, è determinare gli effetti del programma sui tentativi di suicidio. Visti i bassi tassi d'incidenza ci vorranno probabilmente anni per raccogliere abbastanza dati e poter rispondere a questa domanda. Una ricerca di questo tipo potrebbe essere possibile istituendo con molta cura un sistema di registrazione dati e permettendo di associare i nomi degli studenti ( il loro punteggio e condizione di trattamento) con la registrazione dei tentativi di suicidio. La fattibilità di una ricerca di questo tipo richiederebbe una stretta collaborazione tra diverse figure o istituzioni (ospedale, pronto soccorso, medici di base, ecc.) in grado di rilevare eventuali tentativi di suicidio. Poi, sarebbe necessario incrociare i nomi (o sigle) di chi ha compiuto un tentativo di suicidio con quelli degli studenti individuati come a rischio con i programmi di screening. Una ricerca di questo tipo potrebbe aiutare enormemente nell'accertamento dell'utilità dei programmi screening.

Programma

"Rural Minnesota Program"-Località: Minneapolis, Minnesota Contatti: Barry Garfinkel, M.D., (612) 626-6577.

Indirizzato a: studenti (8°-12°), operatori/attori sociali.

Operativo da 4 anni.

Descrizione del programma: ricorre a diversi programmi di intervento rivolti a genitori, insegnanti, studenti e studenti a rischio. I responsabili del programma hanno sviluppato interventi per gli studenti dall'8° alla 12° classe che consistono in cinque o sei lezioni dedicate allo stress, depressione ed acquisizione di competenze sociali ed individuali. L'identificazione avviene attraverso una scala di valutazione che misura il livello di disturbo psicologico o suicidalità dell'adolescente che, una volta individuato, riceverà attenzioni o trattamenti specifici. Altri programmi comprendono esercitazioni per i genitori (come riconoscere un comportamento suicidario), ed insegnanti (riconoscere i segnali d'allarme e cosa fare dopo averli riconosciuti.) Le esercitazioni svolte con gli insegnanti fanno uso di materiale audiovisivo, di un manuale e di altro materiale didattico.

Copertura: Tutto lo stato.

Valutazione: Gli operatori hanno cominciato a raccogliere i dati, ma finora non è stata svolta nessuna valutazione formale. Sono previsti follow-up ogni sei mesi. Sono stati somministrati 3000 questionari per misurare la presenza di ideazione suicidaria, depressione e aspetti associati. Lo screening avviene nelle aule scolastiche e riguarda tutti gli studenti dall'8° alla 12° classe. Gli operatori del programma stanno cercando d'elaborare uno strumento per misurare la validità dello screening comparando le risposte date da studenti a rischio, durante le interviste, con quelle di un gruppo di controllo.

Documentazione: Test di screening. "Student Pictorial Attention Measure (SPAM)".

 

5. Programmi per favorire il sostegno tra coetanei.

Questi programmi possono essere condotti sia in ambito scolastico che all'esterno. Sono finalizzati al miglioramento delle relazioni tra giovani, delle competenze sociali ed individuali, della capacità di risoluzione dei problemi come prevenzione del suicidio per giovani a rischio. Lo scopo è di creare delle situazioni in cui giovani a rischio possano trovare sostegno da parte di coetanei e sviluppare capacità interpersonali ed adeguate strategie di risoluzione dei problemi. Questi programmi non hanno ambizioni terapeutiche.

La finalità dei programmi per favorire i rapporti di amicizia tra giovani può essere sintetizzata come il tentativo di rinforzare le competenze interpersonali e sociali, favorire l'uso di reti di sostegno sociali naturali e migliorare il rendimento scolastico o professionale. Questi programmi potrebbero aiutare a limitare i comportamenti antisociali, l'abuso di sostanze stupefacenti, cioè tutti i fattori che favoriscono il suicidio. Infine, un programma di questo tipo migliora il funzionamento dei giovani ed incrementa l'uso di reti di sostegno sociale e quindi potrebbe avere un impatto positivo sul numero dei suicidi o morti causate da altri motivi (per esempio incidenti stradali legati all'abuso d'alcool o omicidi).

Non sono stati valutati gli effetti di questi programmi in relazione alla prevenzione del suicidio giovanile. I dati preliminari provenienti dal "Link-Up program" condotto a St. Paul, nel Minnesota, indicano che giovani che avevano partecipato a programmi di sostegno tra coetanei avevano migliorato l'autostima, il rendimento scolastico ed il comportamento in aula. Non si era potuto stabilire se vi era stata di conseguenza una riduzione dei comportamenti suicidari.

Risultati dalla ricerca

Questi programmi non sono stati sviluppati per la prevenzione del suicidio ma per prevenire problemi tipicamente adolescenziali, per esempio dipendenza da droghe, devianza, fallimenti ed abbandoni scolastici. Tra gli adolescenti questi comportamenti a rischio sono spesso correlati tra loro. Infatti una ricerca condotta a livello nazionale tra studenti della scuola superiore negli USA ha rilevato una alta correlazione tra comportamenti devianti, problemi scolastici e consumo di droghe. Comunque, anche gli studenti che non facevano uso di droghe presentavano problemi: infatti, un quinto di questi studenti riportava di aver commesso piccoli furti, di aver viaggiato senza biglietto, di marinare la scuola e di consumare molti alcolici. Questi comportamenti, comunque, sono presenti in un terzo dei consumatori di marijuana e in quasi la metà degli studenti consumatori abituali di altre droghe illecite (non eroina). La relazione tra questi comportamenti ed il suicidio giovanile è sconosciuta.

I risultati delle ricerche di valutazione di questi programmi suggeriscono che i programmi per il sostegno tra giovani potrebbero essere utili per la riduzione dei comportamenti a rischio tra i giovani. Infatti, una meta-analisi effettuata su 143 giovani che avevano partecipato ad un programma di prevenzione contro l'abuso di droghe, ha rilevato che molti di loro avevano abbassato i consumi di droghe (la riduzione riguardava più il consumo di sigarette che di altre droghe). Di particolare interesse era la scoperta che programmi finalizzati a favorire la capacità di sostenersi ed influenzarsi reciprocamente dei giovani e focalizzati particolarmente sul versante dello sviluppo di competenze interpersonali ed individuali, si erano rilevati più efficaci di altri programmi (per esempio programmi a carattere cognitivo e programmi educativo-affettivo finalizzati alla costruzione dell'autostima). Sebbene tutti questi programmi avevano evidentemente ridotto il consumo di sigarette, solamente i programmi che favorivano l'influenza reciproca tra giovani riuscivano a ridurre l'uso d'alcol e marijuana. Risultati simili provengano anche da una meta-analisi effettuata sui dati di 14 ricerche di programmi d'educazione contro l'uso di droghe ed alcol condotti nelle scuole: i programmi tenuti direttamente dai giovani avevano più successo dei programmi tenuti dagli adulti.

Non è chiaro se queste ricerche possono essere applicate alla prevenzione del suicidio giovanile. Il successo dei programmi per il sostegno reciproco tra giovani su determinati comportamenti ad alto rischio suggerisce che essi andrebbero incentivati e sperimentati anche per la prevenzione del suicidio.

Programmi.

"Link-Up, St. Paul, Minnesota". Il programma condotto nelle scuole si rivolge a studenti della scuola media-superiore. Gli studenti a rischio, che frequenteranno il corso, vengono segnalati da operatori scolastici perché frequentemente assenti, con rendimento scolastico scarso o con difficoltà personali. Il programma prevede una serie di piccoli incontri di gruppo duranti i quali ai partecipanti viene insegnato come sostenersi reciprocamente attraverso lo sviluppo della capacità di ascolto. I gruppi aiutano gli studenti ad orientarsi nella scuola e tra i servizi offerti, a sviluppare amicizie ed a inserirsi in un nuovo ambito scolastico. I dati preliminari indicano per gli studenti che avevano partecipato ai gruppi, miglioramenti del rendimento scolastico, riduzione delle assenze ed era migliorata l'autostima (sebbene in mancanza di un gruppo di controllo questi dati sono difficilmente interpretabili).

"Youth Suicide Prevention Project", Bothell, Washington. Questo progetto per la prevenzione del suicidio offre a chi ha compiuto un gesto suicidario un programma di sostegno tra adolescenti. In incontri settimanali a cinque partecipanti viene offerta l'opportunità di sviluppare e migliorare il sostegno tra amici e le abilità personali per risolvere i conflitti. Il lavoro di gruppo è finalizzato a ridurre nei partecipanti la sensazione d'isolamento ed alienazione. Nessuno dei 390 giovani partecipi al programma è morto di suicidio dall'inizio del programma nella primavera del 1990. Il progetto finora non ha ancora ricevuto nessuna valutazione formale.

Parametri di valutazione

Sebbene i ricercatori generalmente giudichino positivamente gli effetti di questi programmi, la loro efficacia per quanto riguarda la prevenzione del suicidio richiede ancora una valutazione formale. La più importante questione, naturalmente, è se questi programmi siano in grado di modificare tra i partecipanti l'ideazione suicidaria ed i comportamenti autosoppressivi. Anche in assenza di misurazioni di questo tipo (cambiamento nelle condotte suicidarie) le ricerche potrebbero essere utilizzate per verificare se questi programmi sono efficaci su comportamenti ritenuti "ad alto rischio". Sebbene cambiamenti relativi a comportamenti a rischio non necessariamente riducono il numero dei suicidi, forniscono comunque indicatori utili per altri effetti positivi del programma.

Per la valutazione si potrebbero utilizzare i seguenti parametri:

* Cambiamenti della performance scolastica.

* Cambiamento nella frequenza scolastica.

* Cambiamento del rendimento scolastico.

* Cambiamento del comportamento antisociale.

* Conseguimento del diploma di scuola superiore.

* Cambiamenti nel rendimento professionale (per chi lavora).

* Cambiamenti nel comportamento interpersonale.

* Cambiamenti relativi alla depressione.

* Cambiamenti nel livello d'autostima.

* Cambiamenti relativi ai progetti per il futuro.

* Cambiamento nell'uso di droghe ed alcol.

Per una valutazione più rigorosa degli effetti di questi programmi i ricercatori dovrebbero raccogliere i dati confrontandoli con un gruppo di controllo ed infine valutare se i cambiamenti di questi indicatori sono collegati alla prevenzione del suicidio.

Riassunto

I programmi per sviluppare il sostegno reciproco tra giovani sono stati ideati per giovani in difficoltà, forse a rischio di suicidio, per aiutarli a sviluppare e mantenere delle relazioni sociali ed affrontare meglio le situazioni conflittuali. Questi programmi potrebbero essere utili anche per ridurre comportamenti asociali e l'uso di sostanze stupefacenti (fattori che potrebbero essere associati al rischio di suicidio). I responsabili di questi programmi devono fare di tutto perché i partecipanti a questo tipo di programma non si sentano "segnati". Questi programmi, inoltre, non devono essere considerati come sostitutivi alle consulenze professionali. Infine, crediamo che i conduttori devono stare in guardia per non ottenere effetti opposti a quelli attesi, coinvolgendo nel lavoro di gruppo di sostegno giovani con problemi o esperienze suicidarie, o giovani emotivamente fragili.

 

6. Centri per l'emergenza e hotlines

La ragione per l'attivazione di linee telefoniche d'emergenze, hotlines, come strategia di prevenzione del suicidio parte dalla promessa che i tentativi di suicidio sono preceduti spesso da eventi stressanti, sono gesti frequentemente impulsivi e normalmente vissuti con sostanziale ambivalenza. Le hotlines sono state ideate per dare risposte immediate a queste emergenze, convincere la persona che chiama a non commettere atti autodistruttivi, aiutare a superare la crisi. Le hotlines offerte dai Centri d'Emergenza offrono un sostegno immediato, disponibile a qualsiasi ora; la persona non deve recarsi in ospedale, può mantenere l'anonimato e trova l'opportunità di esprimersi in un contesto facilitante.

Se non sono operativi per 24 ore la maggior parte dei Centri d'Emergenza fornisce un servizio telefonico, accessibile, almeno di notte (quando i servizi per la salute mentale tradizionali spesso sono chiusi). Questi centri normalmente vengono gestiti da volontari. Alcune hotlines indirizzate agli adolescenti impegnano giovani volontari, ma la maggior parte delle hotlines è aperta a tutte le età ed i volontari sono adulti.

Molti di questi servizi telefonici sono parte integrante di programmi di prevenzione contro il rischio di contagio in situazione di suicidi multipli e operano in stretta collaborazione con scuole ed i servizi per la salute mentale. In questo caso la hotline viene attivata per la durata del progetto di prevenzione post evento. Molti programmi che prevedono l'uso di una hotline offrono anche servizi di accoglienza e di consulenza mentre altri forniscono esclusivamente ascolto ed informazioni ed eventualmente inviano la persona che chiama verso i servizi territoriali operativi.

Valutazione.

Sono scarse le prove di efficacia di questi centri d'emergenza per la prevenzione del suicidio. I risultati di due ricerche di valutazione sui cambiamenti relativi al tasso di suicidi, condotte in due comunità britanniche sostengono l'efficacia dei programmi hotlines. E' stata comparato il tasso di suicidi di una comunità dopo l'introduzione di un programma per la prevenzione contro il suicidio dei Samaritani provvisto di linea telefonica d'emergenza aperta 24 ore e gestita da religiosi o forze dell'ordine con il tasso di suicidi di una comunità di controllo. Dalla ricerca risulta una diminuzione del 5.8 % del tasso di suicidi medio nella comunità nella quale operavano i Samaritani ed un aumento del 19.8 % del tasso di suicidi nella comunità di controllo.

I risultati provenienti da ricerche condotte negli USA non hanno potuto ripetere i dati britannici.

In un'altra ricerca gli studiosi trovarono una differenza minima, ma statisticamente significativa, tra il tasso di suicidi di donne bianche sotto i 25 anni residenti in territori provvisti di linee telefoniche d'emergenza ed un gruppo di controllo residente in territori sprovvisti di hotlines. Poiché sono le donne che maggiormente usufruiscono di hotline, questi risultati suggeriscono l'ipotesi che essi possano avere un impatto positivo su persone motivate a ricorrere a questi servizi.

Sebbene siano state condotte pochissime ricerche di valutazione sull'efficacia delle hotlines ne esistano moltissime su altri aspetti delle hotlines. Utili per chi volesse sviluppare una linea telefonica di emergenza efficace.

Ecco alcune osservazioni tratte da ricerche:

Le hotlines riescono a raggiungere un'ampia popolazione e sembra anche una popolazione normalmente trascurata. I risultati di una ricerca condotta su 3000 matricole di un college rilevano che solamente l'8 % di coloro che avevano contattato una hotline si erano rivolti anche ad altri servizi per la salute mentale. A Los Angeles i ricercatori hanno condotto uno studio al livello statale sulle hotline: le telefonate arrivavano maggiormente da territori con incidenza elevata di suicidi. Da una ricerca follow-up condotta a Cleveland risulta che le persone che chiamano le hotlines siano veramente più a rischio di suicidio rispetto alla popolazione generale, sebbene solamente il 6 % di coloro che avevano compiuto un suicidio si erano rivolte in precedenza a centri d'emergenza.

Gli adolescenti vanno meglio informati sulla esistenza delle hotlines. Da uno studio generale sulle hotlines risulta che la popolazione giovanile costituisce solamente una minima percentuale delle persone che chiamano, risulta inoltre che tra chi compie un gesto suicidario i minori siano meno informati sull'esistenza delle hotlines e dei centri di crisi rispetto ai giovani adulti. Ci sono evidenze che una adeguata campagna pubblicitaria possa aumentare l'informazione sulle hotlines tra gli adolescenti. In seguito alla pubblicità mirata ad una popolazione di studenti per informarla sui servizi offerti da un centro di crisi, il 98 % degli studenti di scuola superiore erano in grado di ricordare il nome del centro subito dopo la campagna pubblicitaria ed il 5.6 % dopo 3 anni. In quest'ultimo caso si trattava in maggioranza di ragazze che ne avevano usufruito.

Vanno migliorati i servizi telefonici per giovani maschi. Da molte ricerche risulta che sono più le donne a usufruire di questi servizi che i giovani maschi. Ciò viene confermato da una ricerca condotta su 3000 matricole universitarie per definire l'utente tipo di hotline: i maschi si dichiaravano meno soddisfatti dei servizi offerti rispetto alle donne. Forse il motivo per l'insoddisfazione sta nel tipo di problema posto. Altri ricercatori hanno trovato che gli utenti che chiamavano per problemi con i genitori erano più soddisfatti rispetto a coloro che chiamavano per problemi legati a malattie mentali o abuso di droghe. Sia le femmine che i maschi si dichiarano più soddisfatti se all'altro capo della linea telefonica trovarono un operatore/operatrice di sesso opposto.

La formazione e preparazione sono importantissimi. La qualità ed il tipo di informazioni e consigli offerti dalle linee telefoniche che impegnano volontari dipende fortemente dalla qualità della formazione. Sono state svolte ricerche sulla preparazione dei volontari e non sempre con risultati positivi. Alcuni ricercatori hanno evidenziato come in alcuni casi i volontari fornissero consigli ed indicazioni affrettate e sulla base di scarse informazioni. In altre ricerche che mettevano a confronto volontari e professionisti della salute mentale, entrambi impegnati in hotline, si era osservato come i volontari avessero maggiori difficoltà nel raccogliere la storia personale o evidenziare gli aspetti più rilevanti della stessa. Alcuni studiosi hanno trovato che una preparazione migliore permette di fornire informazioni più adeguate alle necessità del caso insieme a maggior empatia e calore umano. Da una ricerca risulta che solamente i volontari che avevano ricevuto una preparazione adeguata erano in grado di migliorare con l'esperienza. In una ricerca, condotta in Florida, svolta per valutare il funzionamento delle hotlines è stata evidenziata una correlazione positiva, anche se modesta, tra capacità di dimostrare empatia, calore umano e sincera partecipazione e diminuzione dell'ansia e della depressione da parte degli utenti nell'arco della telefonata (venivano misurati il segmento iniziale e finale della chiamata; i segmenti degli utenti ricevano un punteggio dal ricercatore senza che questi sentisse la voce del volontario). Altri ricercatori trovarono che utenti che alla prima telefonata avevano trovato operatori preparati (competenti rispetto al problema e/o empatici), erano più disponibili a fissare un appuntamento presso un Centro di Crisi.

E' necessario mantenere il rapporto con l'utente dopo la prima telefonata. L'utente segue più facilmente i suggerimenti dell'operatore se si riescono a mantenere i contatti nel tempo. Inoltre l'operatore telefonico dovrebbe riuscire a proporre all'utente un incontro con un professionista quando la situazione lo richiede. I risultati di molte ricerche suggeriscono che la disponibilità ad una consulenza migliora se l'operatore telefonico offre agli utenti appuntamenti già fissati piuttosto che un numero telefonico da chiamare. In una ricerca il tasso di disponibilità a fissare un appuntamento, da parte di chi aveva appena tentato il suicidio mentre si trovava in sala di emergenza, saliva all'82 % contro il 37 % se veniva semplicemente offerto il nome di un medico. In un'altra ricerca, il 55 % degli utenti adulti di un hotline aveva partecipato per almeno due volte ad incontri in una clinica per il trattamento dei disturbi mentali fissati per loro da operatori telefonici, contro il 37 % a cui era stato dato solo il nome ed il numero telefonico di un medico. In altre ricerche si è osservato un tasso di gradimento del 60 % per un servizio hotline offerto nel Cleveland, dove gli operatori telefonici fissavano per i loro utenti appuntamenti con professionisti, anziché lasciare a loro l'iniziativa e li richiamavano se non si erano presentati all'incontro fissato. Essere preparati nelle procedure di invio e consulenza è importante. Infatti, risulta da uno studio condotto sulle tipiche chiamate effettuate alle hotlines, che il 15 % degli utenti riceve delle informazioni inadeguate o una gamma troppo vasta di alternative senza ricevere aiuto nella scelta.

I centri di crisi e le hotline possono avere molte funzioni, tra queste la prevenzione del suicidio. Nondimeno la prevenzione del suicidio è una delle ragioni principali per cui vengano installati molti centri di crisi ed hotline, quindi è importante valutare l'efficacia in questo senso di queste strutture.

Se hotlines e centri di crisi possono contribuire alla prevenzione del suicidio può essere valutato trovando una risposta ai seguenti interrogativi:

Le persone che usano i centri di crisi sono veramente ad alto rischio di suicidio? E' noto che siano le donne giovani a rivolgersi maggiormente ai centri di crisi e hotline, un gruppo tradizionalmente considerato a basso rischio per suicidio. Per altro, le giovani donne che chiamano potrebbero invece esserlo.

Le persone che si rivolgano ai centri d'emergenza e hotline avrebbero tentato il suicidio se non avessero contattato queste strutture? Le persone ad alto rischio per suicidio che usano le hotline, in loro assenza, avrebbero comunque cercato aiuto presso strutture per la salute mentale o altri servizi territoriali? E' importante determinare se i centri di crisi e le hotline aumentano le richieste di consulenza da parte di persone che diversamente non si sarebbero rivolte spontaneamente alle tradizionali strutture per la salute mentale.

Il suicido è meno frequente tra le persone che si rivolgano a centri d'emergenza e hotline rispetto alle persone che non hanno a disposizione questo tipo di servizi (o perché non sono operativi sul territorio o semplicemente perché sono sconosciuti alla vittima di suicidio)?

Una risposta a queste domande potrebbero venire dalla comparazione dei dati provenenti da territori con o senza servizi operativi, anche se, sfortunatamente, ricerche di valutazione di questo tipo sono difficili da svolgere ed interpretare.

Due questioni vanno affrontate in tempi brevi:

Che cosa incoraggia i giovani ad utilizzare le hotlines? Ovviamente queste hotlines, per essere efficaci, devono essere utilizzate. Perciò dobbiamo sapere come raggiungere con efficacia le potenziali persone a rischio, specialmente giovani maschi. Potrebbe essere utile, a questo scopo, che le tutte le hotline operative si scambiassero periodicamente informazioni. Per identificare quali strategie riescono a raggiungere una percentuale significativa di giovani a rischio. Ogni singolo servizio potrebbe raccogliere i dati demografici degli utenti ed analizzare i cambiamenti avvenuti in seguito a campagne pubblicitarie più intense o ad altri sforzi per aumentare la penetrazione sul territorio. Un altro modo per migliorare l'efficacia delle hotlines è svolgere una ricerca sul territorio ed evidenziare quali fattori potrebbero influenzare le persone a farne uso.

Come rendere efficaci queste hotline in modo da convincere gli utenti ad accettare proposte di cura? Un altro interrogativo molto importante è capire come questi servizi influenzano il comportamento degli utenti. Per valutare quest'ultimo aspetto si potrebbe pensare di:

Follow-up delle consulenze. Alcuni utenti saranno inviati verso centri d'emergenza o verso altre strutture per la salute mentale. In alcune situazioni l'utente avrà detto il proprio nome che potrebbe essere utile per verificare se la visita ha avuto luogo. Per questo tipo di ricerca i dati potrebbero essere raccolti coinvolgendo i professionisti verso cui normalmente sono fatti gli invii.

Follow-up degli utenti. Non tutti gli utenti saranno indirizzati verso strutture di cura. In molti casi alle persone che chiamano viene chiesto di modificare un certo comportamento o viene fornito semplicemente ascolto. In queste situazioni informazioni utili potrebbero essere raccolte dagli operatori chiedendo agli utenti di rimettersi in contatto con loro dopo un certo periodo di tempo per capire come si sono evolute le cose.

Riassunto

Molti programmi per la prevenzione del suicidio prevedono l'utilizzo di centri d'emergenza o hotlines. Questi programmi partano dal presupposto che i giovani che compiono gesti suicidari lo fanno, molto spesso, sulla spinta di eventi stressanti e la spinta verso il suicidio è temporanea ed ambivalente. Le hotline potenzialmente permettono di dissuadere le persone da compiere azioni autodistruttive durante la fase acuta delle crisi ed aiutano facilitano il contatto con professionisti della salute mentale.

Progetti

"Youth Crisis Hotline". Località: Installata a Balitmore, serve tutto lo Stato del Maryland. Contatto: Henry Westray, Jr., M.S.S.., L.C.S.W., (301) 225-5060.

Indirizzata ai giovani (15 - 24 anni).

Descrizione. Nell'Agosto 1990 è stata installata nello stato una hotline. Dopo aver fatto un numero telefonico gli utenti vengono messi in contatto con il più vicino di sei centri.

Questo progetto risulta particolarmente interessante perché la hotline interessa tutto lo stato e collabora con molte attività dedicate alla prevenzione del suicidio. Un gruppo di lavoro raccoglie i dati relativi ai programmi di prevenzione contro il suicidio giovanile diffusi per tutto lo stato e l'operatore telefonico è in grado di indirizzare l'utente verso l'iniziativa più adatta. Tutti i giovani, impegnati al telefono, ricevono una preparazione adeguata e corsi di aggiornamento.

 

Progetto di prevenzione del suicidio per adolescenti e giovani adulti di Ginevra (responsabile: Maja Perret-Catipovic)

Il progetto che ha previsto l'attivazione di una hotline è parte dell'Unità per la prevenzione del suicidio gestito comunemente dall'università di Ginevra (Hòpitaux Universitaires de Ginéve -HUG-) e da una fondazione chiamata "Children action".

Vuole essere la risposta all'osservazione molto frequente che a dispetto dell'utilità della psicoterapia e degli interventi psicosociali per gli adolescenti e giovani adulti che hanno compiuto tentativi di suicidio questi interventi vengono raramente portati avanti per il frequente abbandono da parte degli utenti. L'altra importante osservazione è che la maggior parte dei giovani che compie un tentativo di suicidio non arriva al pronto soccorso né all'attenzione di sanitari o psicologi. Probabilmente non più di 2 su 10 adolescenti che tentano il suicidio arrivano allo specialista della salute mentale. Nello stesso tempo famigliari, amici, personale della scuola spesso si rende conto delle difficoltà o della situazione di crisi dell'adolescente, raramente però riesce a chiedere aiuto o sa a chi rivolgersi. Una hotline può essere la risposta anche per sostenere chi vuole aiutare un giovane in grave crisi. Possono essere rinforzate le capacità di aiuto delle persone vicine al soggetto in crisi. Probabilmente per un adolescente in crisi è più facile affidarsi ad una persona ben conosciuta piuttosto che rivolgersi ad un professionista. E' inoltre possibile che con la mediazione del famigliare sia più facile raggiungere un professionista successivamente. La hotline riceve chiamate anche direttamente da soggetti in crisi e da prime valutazioni non ci sono differenze di sesso tra i giovani in crisi che hanno chiamato. Questo depone molto favorevolmente sulla possibilità di raggiungere con una hotline i giovani maschi che sono notoriamente le persone più a rischio per suicidio completo. Sarà molto importante chiarire nel tempo se questo può comportare una effettiva riduzione dei suicidi.

Il progetto prevede anche interventi informativi verso i colleghi medici dell'emergenza o del territorio, partendo dalla consapevolezza che la maggior parte delle persone che compiono un tentativo di suicidio si sono rivolte nel periodo precedente ad un medico o altro sanitario e che spesso neppure in ospedale si affronta con le dovute cautele una situazione di crisi post-evento. Svolgono inoltre interventi post suicidio per sostenere parenti ed amici sopravvissuti al suicidio di un adolescente.

 

 

7. Intervento per limitare la disponibilità di mezzi utilizzabili per suicidio.

Limitare l'accesso a strumenti abitualmente utilizzati a scopo suicidario vuol dire innanzitutto ridurre o rendere più difficile la disponibilità di armi da fuoco, droghe, farmaci, piani alti e tutti gli altri strumenti normalmente usati per commettere suicidio. La ragione di questo approccio si basa su vari elementi: il primo, sembra che il fattore impulsività giochi un grande ruolo nel suicidio, specialmente nel suicidio giovanile. Diversamente dagli adulti, la maggior parte dei giovani suicidari non è affetta da una grave depressione clinica concomitante al momento del suicidio. Inoltre, l'ambivalenza è un fattore comune per tutti i suicidi, nel senso che il desiderio di commettere suicidio è soggetto a variazioni continue. Per questi motivi molti studiosi sostengono che se gli strumenti letali normalmente usati non fossero cosi facilmente accessibili e sempre disponibili la persona che ha deciso la propria morte potrebbe rimandare il tentativo o rincorrere ad uno strumento meno letale con maggiori probabilità di essere salvata dai medici. Bisogna comunque considerare il fatto, scoraggiante, che le limitazioni della reperibilità di strumenti usati per il suicidio sono utili alla prevenzione solo se non si riesce a ridurre l'incidenza dei tentativi di suicidio. Questa strategia è ritenuta realmente efficace dagli autori della "Youth Suicide Prevention Programs: A Resource Guide" (E' contributo più importante finora prodotto per la valutazione dei progetti di prevenzione del suicidio giovanile). In più: esiste una percentuale fissa di decisioni impulsive a cui non seguiranno mai tentativi di suicidio se la persona deve prima procurarsi i mezzi o creare la situazione ideale per commetterlo. Per i giovani l'accesso immediato alle armi da fuoco costituisce un fattore di rischio particolarmente importante. Tra giovani maschi (15 - 24 anni), quasi un terzo di tutti i suicidi portati a termine sono stati commessi con armi da fuoco. Diversamente dalla ingestione di sostanze stupefacenti, dall'inalazione di monossido di carbonio o da altri metodi per suicidarsi il tentativo di suicidio con armi da fuoco è quasi sempre letale, la possibilità di salvezza è minima. Questi ultimi dati riguardano prevalentemente gli Stati Uniti dove, come è noto, vi è una grande diffusione di armi da fuoco.

Valutazione.

Nonostante siano necessarie nuove ricerche molti medici di base e specialisti si dicono convinti che questo genere di strategia possa essere realmente efficace. Purtroppo, sono disponibili soltanto poche ricerche. In una di queste è stato messo a confronto il tasso di suicidio della Contea di King (Seattle), Washington, con quello dell'area metropolitana di Vancouver, British Columbia, dove sono in vigore leggi per limitare il possesso di armi da fuoco. Il tasso di suicidio tra i giovani nei due paesi per impiccagione o avvelenamento era praticamente uguale, mentre il numero di morti dovuto all'uso di armi da fuoco per i giovani maschi (15 - 24 anni) dell'area metropolitana di Seattle era 10 volte superiore. Brent ha confrontato il profilo psicologico di adolescenti deceduti per suicidio con quello di pazienti a rischio di suicidio ricoverati (ideazione/comportamenti). Entrambi i gruppi rilevarono un livello altissimo di disordini affettivi, storia famigliare di suicidio, disturbi depressivi e comportamento antisociale. L'accesso alle armi da fuoco in casa prelevava significativamente tra coloro che erano deceduti per suicidio. Ciò suggerisce che la possibilità immediata di poter usare un'arma da fuoco era stata una variabile importante per il suicidio completo. Studi recenti condotti da Brent hanno fornito altre prove che l'accesso alle armi da parte di giovani costituisce un fattore di rischio importante.

Quanto si è verificato in Gran Bretagna in passato sembra avvalorare l'utilità di questa strategia. Infatti, prima del 1957, circa il 40 % dei suicidi commessi in questo paese era dovuto ad avvelenamento attraverso inalazione di gas domestico. Dal 1957 al 1970 il tasso di monossido di carbonio contenuto nel gas da cucina in Gran Britannia è stato ridotto dal 12% al 2%. Durante lo stesso periodo, la percentuale di morti dovuta all'inalazione del gas tossico è scesa drasticamente al 10% ed il tasso di suicidi è diminuito del 26%. Loftin (1991) ha recentemente pubblicato uno studio fornendo prove significative che la riduzione dell'accesso alle armi di fuoco può diminuire il tasso di suicidio. Nello stato di Washington nel 1976 è stata emanata una legge per limitare l'acquisto ed il possesso di armi da fuoco nel distretto. Sebbene i legislatori fossero più interessati alla riduzione del numero di omicidi, Loftin, dimostrò che dopo l'applicazione della legge sia il tasso di omicidi che quello di suicidi si era ridotto vistosamente.

I risultati di queste indagini sono di grande interesse. Dobbiamo comunque considerare che si sono registrati anche fallimenti attuando progetti che intendevano limitare l'accesso a strumenti di morte. A Surinam, per esempio, le autorità hanno messo al bando, allo scopo di prevenire il suicidio, la vendita libera dell'acido acetico puro (nella zona era molto diffusa l'ingestione di quella sostanza per commettere suicidio). Si è effettivamente assistito ad una riduzione di decessi per ingestione di acido acetico ma non dei suicidi per avvelenamento, infatti, il prodotto era stato semplicemente sostituito con un potente erbicida, largamente diffuso e di facile reperibilità nella contea. Questa esperienza pur non svalutando totalmente i programmi finalizzati alla limitazione della reperibilità di strumenti utilizzati a scopo suicidario ne limita l'efficacia probabilmente ad alcuni mezzi come le armi da fuoco prevalentemente utilizzate da giovani maschi.

Un altro limite a questa strategia è che a volte i mezzi utilizzati a scopo suicidario sono difficilmente controllabili. E' il caso sollevato da una ricerca recente (2000) svolta in Nuova Zelanda. Nel lavoro si sottolinea come sia considerevole l'aumento dei suicidi negli ultimi 20 anni per la fascia di età 15 - 24 anni. Si è passati da 20.3 casi per 100.000 abitanti nel 1976 a 39.5 nel 1996 per i maschi e da 4 per 100.000 ab. nel 1976 a 14.3 nel 1996 per le femmine. I suicidi sia per le femmine che per i maschi sono avvenuti in prevalenza attraverso impiccagione (61.5%) o per avvelenamento da ossido di carbonio inalato con i gas di scarico dell'automobile (18.2%). Si può concludere che per almeno il 79.7% dei casi di suicidio, in Nuova Zelanda, è molto difficile se non impossibile l'applicazione di progetti preventivi basati sulla limitazione della disponibilità di mezzi utilizzati a scopo suicidario.

 

8. Intervento post-suicidio.

Un suicidio giovanile ha un impatto emotivo fortissimo almeno nel contesto sociale dove si è verificato, per affrontarlo sono necessarie molte energie e persone. Si deve cercare di limitare il rischio che avvengano altri suicidi per imitazione. Per suicidi imitativi o a grappolo si intendono un insieme di suicidi che vengono commessi in un arco di tempo ed in uno spazio limitato contro qualsiasi aspettativa e probabilità statistica. Questi suicidi si verificano più facilmente tra adolescenti e giovani adulti. Il meccanismo che genera i suicidi per imitazione non è ancora stato stabilito. Sembra si verifichi un fenomeno di contagio: essere esposti al suicidio di un amico o di altri, aumenta il proprio essere a rischio. I sopravvissuti alla morte di un suicida presentano uno stato di vulnerabilità per senso di colpa, auto-biasimo e depressione per non essere riusciti ad evitare la disgrazia che può trasformarsi in un comportamento suicidario o in una punizione autodistruttiva.

Per questo motivo le scuole e le altre istituzioni devono essere preparate a questi eventi, in modo da fornire risposte rapide e capaci di impedire il possibile contagio.

Secondo le raccomandazioni espresse da CDC "Recommendations for a community Plan for the Prevention and Containment of Suicide Clusters (CDC, 1988)" un piano efficace per affrontare le emergenze deve essere stato preparato prima dell'evento critico. E deve basarsi su un comitato predisposto alla gestione dell'urgenza al quale spetta anche il compito di stabilire una rete di relazioni stabili con altre le altre risorse del territorio da attivare in caso di eventi critici. Il piano dovrebbe essere attivato per suicidi o per uno o più decessi traumatici che potrebbero ugualmente determinare ricadute negative, specialmente se i morti erano adolescenti o giovani adulti.

Il CDC esprime le seguenti raccomandazioni per la gestione di situazioni d'emergenza:

  • Il comitato di coordinamento per la gestione della crisi dovrebbe il più rapidamente possibile contattare e formare gruppi di lavoro composti principalmente da operatori della scuola e da altre persone in contatto diretto con amici e compagni di scuola delle vittima del suicidio. Queste persone dovrebbero essere informate su come comunicare l'avvenuto decesso e nello stesso tempo come sostenere e contenere le reazioni degli adolescenti.
  • Le risposte d'emergenza dovrebbe essere condotte evitando di glorificare la vittima o rendere sensazionale il suicidio.
  • Vanno individuate, sottoposte a screening e se necessario inviate per consulenza specialistica le persone ad alto rischio come la o il fidanzato/a della vittima, amici stretti o adolescenti che abbiano in precedenza tentato il suicidio.
  • Ai mass media vanno fornite, rapidamente, informazioni dettagliate ma nello stesso tempo adeguate ad evitare di facilitare l'effetto contagio.
  • La presenza di elementi che potrebbero aumentare la probabilità di ulteriori suicidi vanno identificati e cambiati. L'accesso a mezzi atti a commettere suicidio, specialmente quello utilizzato dalla vittima, va limitato.
  • Ancora poco si sa dei suicidi a grappolo per questo quando si verificano dovrebbero essere studiati con la massima attenzione. Questo permetterà di modificare in meglio i programmi per la prevenzione mirati a queste particolari evenienze.

Risultati della ricerca

In assenza di una situazione di emergenza valutare l'adeguatezza di un piano d'intervento per l'emergenza è molto difficile. Le raccomandazioni espresse dal CDC includono di raccogliere le esperienze fatte da scuole ed enti governativi che abbiano già gestito situazioni di emergenza indotte da suicidi a grappolo. Molti dei programmi compresi in questa ricerca sono stati applicati in risposta a fenomeni di suicidi a grappolo verificatosi tra giovani. E' nata così l'esigenza di prevenire simili tragedie.

Riassunto

L'utilità di un piano d'emergenza per gestire il rischio imitazione del suicidio da parte di giovani è largamente accettata dagli esperti. Le raccomandazioni espresse dal CDC sono state sviluppate durante un workshop a cui hanno partecipato esperti dell'educazione, medicina, governatori locali, ed enti per la salute pubblica. Durante il workshop erano presenti anche persone che avevano avuto un ruolo importante nella gestione di nove differenti situazioni di suicidio a grappolo.

Programmi

Generalmente tutti i programmi preventivi del suicidio svolti nelle scuole e la maggior parte dei programmi di prevenzione del suicido comprendono qualche forma di piano per la gestione delle crisi.

Bergen County Task Force on Youth Suicide prevention. Bergen County, New Jersey

 

Seguendo le raccomandazioni della Gruppo di Crisi la contea ha promosso un seminario di formazione, della durata di un giorno, per gruppi d'emergenza municipali composti da persone socialmente esposte nella comunità. Il Gruppo di Crisi consiglia prevedere in questi gruppi un educatore, un religioso, un poliziotto, un politico locale ed un professionista per la salute, tutti residenti sul territorio.

Department of Crisis Intervention. Dade County Public Schools, Miami, Florida

Il legislatore ha emanato una legge che obbliga tutte le scuole del Distretto della Florida a sviluppare un piano per la prevenzione del suicidio giovanile. Fa parte del lavoro della prevenzione del suicidio nella Contea di Dade (Miami) l'attività del "Crisis Care Core Team" che viaggia in treno per tutto il paese per informare e formare in ogni scuola e in genere sul territorio consulenti e persone in grado di gestire le situazioni di crisi che fanno seguito il suicidio o la morte improvvisa di persone giovani. Il dipartimento offre anche esercitazioni e corsi per la sensibilizzazione e prevenzione a tutti gli operatori scolastici (corpo insegnante e non).

Progetto SOAR - Dallas Independent School District, Dallas, Texas

Il progetto SOAR è un programma sviluppato appositamente per le scuole, lavora quindi con operatori scolastici (corpo insegnante e non) offrendo loro dei corsi approfonditi su come gestire la situazione post-evento.

"Special Initatives Team" (SIT) - Indian Health Service (IHS), Albuquerque, New Mexico

Prevenzione contro la violenza nelle comunità dei Nativi Americani.

Fa parte di un progetto che offre consulenze per sviluppare programmi di prevenzione contro la violenza nelle comunità dei Nativi Americani. Il SIT assiste direttamente le comunità che hanno deciso di attivare piani d'intervento per le emergenze. Nel 1988 sono stati assistiti a questo scopo sei comunità di Nativi Americani. Il Sit ha anche elaborato un documento con raccomandazioni dettagliate su come gestire le emergenze prima, durante o dopo, allo scopo di evitare episodi di suicidio imitativo. Inoltre stanno lavorando ad un sistema pilota per la monitoraggio del suicidio nelle comunità in collaborazione con l'IHS e altri progetti per la salute delle tribù.

 

Per valutare l'efficacia di questi programmi vanno considerati due fattori: l'adeguatezza della preparazione che si basa su una buona programmazione e la capacità di mettere in atto quanto programmato. In assenza di situazioni d'emergenza, ovviamente, non c'è la possibilità di accertare l'efficacia di un piano da mettere in funzione in situazioni di emergenza. Simulazioni, come quelle utilizzate per verificare altri programmi d'emergenza, pongono insuperabili problemi etici nel caso del suicido giovanile. L'unico metodo per accertare se un piano di emergenza funziona o meno è di sottoporlo alla supervisione di persone o esperti che hanno già affrontato situazioni analoghe. Raccogliere l'esperienza altrui, imparando da essa, è una delle raccomandazioni CDC: infatti, i suggerimenti che arrivano da persone precedentemente coinvolte in casi di suicidio a grappolo sono utilissime e permettono di aggiornare e rendere sempre più efficaci le indicazioni attuali.

Riassunto

Le variabili di sviluppo prese di mira dai programmi d'interventi di crisi sono i tentativi di suicidio e i suicidi completi. L'impatto di questi interventi sui comportamenti possono essere rintracciati solamente con difficoltà durante una crisi acuta visto che spesso non c'è modo di stabilire un confine per gli effetti dei programmi. Il CDC raccomanda di utilizzare i risultati delle analisi dei fattori di rischio e le caratteristiche comuni trovate tra i grappoli di suicidi commessi dalle persone o che avevano tentato di suicidarsi allo scopo di migliorare di più questi programmi.

C'è un basso intermediario da compiere, infatti, dobbiamo accertare se le persone identificate durante l'intervento d'emergenza siano (1) il tipo di persone che non avrebbero potuto essere identificato in modo diverso, e (2), che siano veramente ad alto rischio suicidio come venne stabilito dallo screening o in base alle interviste condotte con psichiatri o alti operatori per l'igiene mentale.

Il processo di valutazione dell'operazione per un piano d'intervento emergenziale dovrebbe far parte dal disegno del programma. Successivamente all'applicazione del programma d'emergenza ai partecipanti ed al personale chiave va chiesto come avevano percepito d'adeguatezza degli elementi del piano di contingenza e di come operavano. Le risposte saranno utili alla revisione del piano.

Infine, anche se i piani di intervento sono perfetti, non saranno mai efficaci se: (1) gli operatori scolastici non sono informati sui contenuti o semplicemente ne ignorano l'esistenza e se (2) il piano non riceve il pieno sostegno da parte degli operatori scolastici e di altre agenzie socialmente impegnate. Per assicurarsi una risposta efficace all'evento tragico, il personale scolastico e gli operatori sociali impegnati nell'attività di prevenzione dovranno essere informati sui contenuti e la ragione di un piano per gli interventi d'emergenza.

Programmi

"Suicide Postvention Project" "Survivors of Suicide Groups" Località: Piscataway, New Jersey Contatti: Karen Dunne-Maxim, R.N., M.S., (908) 463-4109

Suicide Postvention Project

Mirato a sopravvissuti di suicidio (amici, studenti, insegnanti ed altri operatori scolastici), educatori, famigliari, addetti ai mass media.

Operativo da 5 anni

Fondi di finanziamento: New Jersey Department of Education; (Dipartimento per l'Educazione dello stato del New Jersey); scuole, concessioni da altri enti.

Descrizione del programma: Il programma d'intervento post-evento offre assistenza in situazioni di emergenza agli operatori scolastici, studenti, residenti di una comunità territoriale, educatori ed operatori dei mass media nel periodo successivo ad un suicidio. Negli ultimi due anni questo tipo di intervento è stato utilizzato non soltanto in seguito a suicidi commessi da giovani, ma anche dopo omicidi e morti accidentali ed improvvise. Questo programma è caratterizzato da una serie di interventi strategici per aiutare amministratori ed operatori scolastici di affrontare insieme agli studenti suicidi, omicidi o morti tragiche. Questi stessi interventi vengono svolti anche sul territorio. Operatori impegnati in settori di interesse sociale ricevono suggerimenti su come collaborare con il personale scolastico nel riconoscimento di giovani a rischio suicidario. Gli addetti ai mass media ricevono delle raccomandazioni su come riportare la storia del suicidio in modo responsabile, cioè riducendo il rischio d'imitazione.

Gli interventi intensivi durano normalmente 1 o 2 settimane. La durata dei servizi varia dai 6 a 50 ore, dipende dalle necessità nella situazione.

Copertura: Dal 1986 sono stati assistiti in 82 interventi post-suicidio 2590 persone.

"Survivors of Suicide Groups (SOS)"

Mirato a: famigliari o altre persone sopravvissute a vittime di suicidio

Operativo da 9 anni

Risorse di finanziamento: County Community Mental Health Center. (Centro per l'igiene mentale delle comunità della Contea)

Descrizione del programma: I gruppi SOS s'incontrano mensilmente. Questi incontri vengono frequentati da parenti o amici di vittime di suicidio. Nel lavoro di gruppo si cerca di fornire un sostegno a chi ha perso una persona cara per suicidio, insegnando strategie di autosostegno e d'elaborazione dei propri sentimenti. Il programma offre anche un corso di preparazioni per diventare rappresentante SOS, a chi tra i partecipanti del gruppo, a sua volte vuole formare nella propria comunità un gruppo di sostegno.

Copertura: negli ultimi nove anni sono stati assistiti più di 800 parenti di persone morte per suicidio.

Valutazione: sono state realizzate ricerche di valutazioni. Di particolare interesse è l'indagine per determinare l'efficacia degli interventi SOS valutando come è stato percepito, dai partecipanti al gruppo SOS, il sostegno offerto; come sono stati elaborati i sensi di colpa e quali strategie d'adattamento alla realtà sono state privilegiate. Inoltre sono state valutate le conoscenze raggiunte dai gruppi su suicidio prima e dopo, e misurato il livello di depressione, ideazione e rischio suicidario.